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Non sono più i carichi di polvere bianca a parlare, ma i conti di una "banca" invisibile che muoveva milioni tra i continenti. Il processo all'operazione "Samba" segna una svolta decisiva con il deposito di un nuovo manoscritto firmato da Vincenzo Pasquino, il trentenne volpianese che da "broker dei due mondi" è diventato il teste chiave della Dda di Torino. Poche pagine, consegnate al pm Francesco Saverio Pelosi, che riaprono il caso su un buco da 400mila euro e sui flussi finanziari gestiti da Nicola De Carne, genero del re del narcotraffico Nicola Assisi.

La parabola di Pasquino sembra uscita da una sceneggiatura noir. Inizia nel 2011 in una carrozzeria del Canavese, dove riceve la "dote" di picciotto dagli Alvaro, e culmina nel maggio 2021 in un residence di lusso a João Pessoa, in Brasile. Lì, i carabinieri del Ros lo arrestano insieme a Rocco Morabito, il "re della cocaina" allora secondo latitante più ricercato al mondo.

Oggi, dopo l'estradizione e la scelta di collaborare, Pasquino sta smantellando il mito dell'invincibilità delle cosche, raccontando come la 'ndrangheta si sia evoluta in una holding tecnologica capace di utilizzare piattaforme criptate come Sky_Ecc per negoziare carichi con i cartelli sudamericani, gestire 6,5 milioni di dollari attraverso conti in Svizzera, Olanda, Panama e transazioni in criptovalute e trasformare anonime officine piemontesi in snodi logistici per tonnellate di cocaina.

L'inchiesta non ha colpito solo i vertici operativi, ma ha svelato il ruolo centrale delle donne della famiglia Assisi. Rosalia Falletta (moglie di Nicola) e le figlie e compagne del clan sono indicate dagli inquirenti come le "contabili" del sistema, incaricate di proteggere il patrimonio di famiglia dopo gli arresti dei mariti.

La Procura ha presentato il conto finale. Le richieste di condanna riflettono la gravità del sodalizio:

  • 18 anni per Francesco Barbaro, detto “Ciccio Salsiccia”.
  • 16 anni per Nicola De Carne.
  • 14 anni per Rosalia Falletta e Giovanni Pipicella.
  • 10 anni per lo stesso Pasquino (con lo sconto previsto per i collaboratori).

Il memoriale depositato in extremis punta il dito contro De Carne per la gestione di quasi mezzo milione di euro svaniti nel nulla. Una ricostruzione che le difese respingono con forza, parlando di "regolamento di conti" personale tra ex soci.

Mentre il Canavese si scopre ancora una volta cerniera strategica del crimine transnazionale, l'attesa è tutta per il 10 marzo, giorno in cui i giudici di Torino emetteranno la sentenza. Il racconto di Pasquino ha già cambiato la geografia criminale del Nord Italia: resta da vedere se le sue parole diventeranno verità processuale definitiva.