Una consiliatura ormai ai titoli di coda, funestata da un evento drammatico, la morte di Jole Santelli, e da una pandemia imprevedibile che non consente nemmeno di tracciare un bilancio politico... La Calabria si appresta a tornare alle urne con tante incognite e una debolezza intrinseca al suo stesso tessuto sociale e produttivo. Quel che manca, in questa fase preliminare, in attesa della scelta dei candidati a governatore, sono soprattutto le idee per un cambiamento radicale e profondo. Ad ogni modo, i partiti sono già scesi in campo avviando quello stucchevole gioco delle parti che contraddistingue ogni campagna elettorale. E i nomi non mancano sui tavoli della discussione.

Centrosinistra. Sul fronte del centrosinistra, i candidati accreditati sono diversi. Indubbiamente, una figura che potrebbe mettere d'accordo un po' tutti, Cinquestelle compresi, è quella del parlamentare Antonio Viscomi, rimasto nel Pd, ma non distante dall'area renziana e tutto sommato gradito pure ai Pentastellati e a diverse aree della sinistra estrema. Ma ci sono, ovviamente, pure altre opzioni. Una strada porta dritto verso Reggio Calabria. In riva allo Stretto sono almeno tre coloro i quali potrebbero provare la corsa alla Cittadella: due nomi si rincorrono da tempo e sono quelli di Nicola Irto, ex presidente del Consiglio Regionale e Marco Minniti, l'ex ministro dell'Interno che non dispiacerebbe ad alcune frange dem, pur trovando paradossalmente qualche ostacolo in più nell'allargamento a sinistra. Non è da escludere, infine, un nome proveniente dalla società civile anche se l'esperienza tutto sommato deludente dello scorso anno difficilmente porterà Zingaretti a percorrere questa strada.

Centrodestra. Se Sparta piange, Atene certo non sorride. C'è grande confusione pure nel centrodestra in vista delle candidature alla presidenza della Regione. Nel centrodestra, è Forza Italia a gestire la partita. L'obiettivo è quello di evitare che la scelta del candidato migliore si trasformi in un regolamento di conti. Nessuno ha dimenticato, infatti, le tensioni determinate nel 2019 dalle imposizioni della Lega quando il Carroccio ha posto il veto sul nome del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, per il quale lavoravano tutti da mesi, la compianta Santelli compresa. Ebbene, la famiglia Occhiuto rischia di trovarsi nuovamente a pieno titolo nella partita che sta per essere avviata. Questa volta però il nome che si fa con insistenza è quello di Roberto Occhiuto, parlamentare e vice presidente dei deputati di Forza Italia. L'interessato, chiaramente, non muoverà un passo fino a quando non vedrà all'orizzonte la possibilità concreta di chiudere il cerchio evitando spaccature, ma il suo nome è molto più che una semplice ipotesi.

Le alternative tuttavia non mancano: a cominciare da quella che conduce al sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo, vicinissima al senatore Giuseppe Mangialavori che non disdegnerebbe affatto una candidatura alla guida della Regione ma i nomi sul tavolo sono diversi, da Sergio Abramo, sindaco di Catanzaro che pare aver ricucito con gli azzurri, all'assessore all'Agricoltura Gianluca Gallo. Se poi Forza Italia dovesse perdere l'opportunità di designare il candidato presidente, inevitabilmente si alzerebbero a dismisura le quotazioni della deputata Wanda Ferro, che già nel 2014 tentò vanamente di opporsi a Mario Oliverio in una partita già persa in partenza per il centrodestra, ma che oggi rappresenta un punto di riferimento significativo a livello nazionale per Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia.

Non rimane, dunque, che attendere le interpartitiche preliminari alle designazioni che dovrebbero arrivare già prima di Natale. D'altronde, il tempo stringe e se si votasse tra febbraio e marzo ci sarebbe ben poco da attendere.