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Un sistema costruito sull’intreccio tra criminalità organizzata e mondo imprenditoriale a Reggio Calabria. È questo il quadro tracciato dalla Direzione distrettuale antimafia nel processo “Planning”, al centro della requisitoria del procuratore aggiunto Stefano Musolino.

Per sette imputati l’accusa ha chiesto condanne pesanti: 18 anni per Andrea Chilà e Fortunato Martino, 7 anni per Gaetano Coppola, 5 anni per Domenico Gallo e Carmelo Romeo, 3 anni per Filippo Antonio Barcaiolo e 2 anni per Domenico Siclari.

Secondo l’impianto accusatorio, l’organizzazione avrebbe operato attraverso un presunto patto tra ’ndrangheta e imprenditori, con interessi nei settori dell’edilizia e della grande distribuzione alimentare, tra false operazioni economiche e reimpiego di capitali illeciti. Contestati, a vario titolo, reati che spaziano dall’associazione mafiosa al concorso esterno, fino all’autoriciclaggio e al trasferimento fraudolento di valori, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Già fissato il calendario delle arringhe difensive, che inizieranno il 20 aprile davanti al giudice dell’udienza preliminare Elsie Clemente.

L’inchiesta, che inizialmente aveva coinvolto 20 indagati con 12 misure cautelari, resta uno dei filoni più rilevanti sulle infiltrazioni della ’ndrangheta nell’economia legale del territorio.