Autobomba Limbadi, Dda chiede rinvio a giudizio per 6 indagati (NOMI)
Nell'ambito dell'indagine "Demetra 2" sull'autobomba esplosa a Limbadi (nel Vibonese) il 9 aprile del 2018, che provocò la morte del 42enne Matteo Vinci e il ferimento del padre Francesco, la Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone. Si tratta di: Vito Barbara, 31 anni, di Serra San Bruno; Domenico Bertucci, 28 anni, di Serra San Bruno; Antonio Criniti, 31 anni, di Cinquefrondi; Filippo De Marco, 42 anni di Vibo Valentia; Pantaleone Mancuso, 58 anni di Limbadi; e Alessandro Mancuso, 23 anni, di Limbadi.
Il gip Simona Manna ha fissato l’udienza preliminare, in cui si discuterà del rinvio a giudizio, per il prossimo 6 ottobre presso il tribunale di Catanzaro. Le parti offese indicate dalla Distrettuale antimafia sono i genitori di Matteo Vinci: Francesco Vinci e Rosaria Scarpulla. Nel collegio difensivo sono presenti gli avvocati Giovanni Vecchio, Fabrizio Costarella, Domenico Rosso, Luca Cianferoni, Pamela Tassone, Vincenzo Cicino, Giuseppe Orecchio, Francesco Schimio, Salvatore Campisi.
L'attentato fu messo in atto, secondo quanto é emerso dalle indagini, come reazione al rifiuto della famiglia Vinci a cedere ai Mancuso un terreno di sua proprietà. Secondo l'accusa della Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, nello specifico, Antonio Criniti e Filippo De Marco sarebbero stati gli esecutori materiali dell’omicidio. I mandanti sarebbero invece, sempre secondo la tesi degli inquirenti, Vito Barbara e Rosaria Mancuso (per cui si sta procedendo separatamente davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro).
Vito Barbara, Domenico Bertucci, Pantaleone Mancuso e Alessandro Mancuso - insieme anche a Criniti e De Marco - sono invece accusati di essersi associati "stabilmente" per la coltivazione, il trasporto, e la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti tra i quali cocaina, hashish e marijuana.
