Black money, la Camera penale di Vibo: "I processi si tengono in Tribunale "
La sentenza di primo grado del processo Black money non finisce di suscitare polemiche. L'indignazione di Angela Napoli e dell'associazione "Riferimenti" prima e "Caponnetto" poi, hanno suscitato la reazione della Camera penale che ha ritenuto di intervenire "sulla campagna di stampa con profili per molti versi denigratori". Nel mirino degli avvocati vibonesi anche un testimone di giustizia "ascoltato nello stesso processo". Con tali dichiarazioni, a giudizio dei legali, "si vorrebbe far passare un messaggio distorto e cioè che la sentenza abbia acclarato la inesistenza tout court del clan Mancuso, quando in realtà la stessa ha accertato la mancata partecipazione di determinati soggetti al medesimo clan. Tutto ciò è ben lungi dalla interpretazione mediatica secondo la quale la sentenza avrebbe certificato la inesistenza del Clan Mancuso, già oggetto, invece, di accertamento nel procedimento Dinasty. La sentenza ha consacrato la infondatezza del fatto associativo così come contestato, nulla di più".
E ancora, "riteniamo gravi (anche perché provenienti da personaggi “pubblici”) - sottolinea la Camera penale - i riferimenti a contesti massonici e mafiosi nonché quelli all’operato dei Giudici che sarebbe addirittura meritevole di un intervento disciplinare del Ministro. Le informazioni della sig.ra Musella appaiono improvvide e lontane dagli atti del processo, atteso che già la sentenza dell’abbreviato aveva escluso la contestazione associativa per numerosi soggetti di rilievo dell’indagine, peraltro legati nel capo di imputazione ai soggetti oggi assolti nel giudizio ordinario. La sig.ra Musella avrebbe dovuto documentarsi in ordine alla sentenza del giudizio abbreviato, da tempo definitiva, che l’Ufficio di Procura, per una scelta insindacabile, ha ritenuto di non impugnare".
"Auspichiamo - concludono - che in futuro si recuperi maggiore serenità e che l’approccio alle questioni processuali parta da una conoscenza degli atti di causa e ciò per impedire la diffusione di messaggi erronei e comunque distorti. Questa Camera Penale continuerà a vigilare affinchè vengano sempre e comunque rispettate le regole del Giusto Processo (art. 111 Cost.) troppo spesso, come nel caso che ci occupa, sacrificate sull’altare di un populismo giustizialista che non trova asilo nel nostro sistema processuale penale. I processi si svolgono nei Tribunali e gli esisti stessi vanno sempre e comunque, da tutti, rispettati e, se non condivisi, impugnati nei superiori gradi di giurisdizione nei modi, forme e tempi imposti dal nostro sistema processuale penale".
