A sette anni dalla morte di Santina Cortese, presunto caso di malasanità, la vicenda processuale ancora non ha avuto una conclusione, anzi... Dal processo ci si aspettava la sentenza nei confronti di tre sanitari - due dei quali di continuità assistenziale - imputati per concorso in omicidio colposo e invece giovedì scorso è arrivato il colpo di scena.

Il giudice monocratico, per come riporta "Gazzetta del Sud", ha ritenuto che ancora debbano essere chiarite le cause del decesso della 46enne. Il magistrato, infatti, ha deciso per la nomina di un anatomopatologo e di un medico legale ai quali sarà conferito l’incarico nell’udienza già programmata per il prossimo 23 marzo. Santina Cortese, secondo l’accusa, morì in seguito a polmonite acuta bilaterale batterica e a un edema polmonare acuto non tempestivamente diagnosticati e contrastati con adeguate terapie. A 18 giorni dalla morte, lo ricordiamo, la salma fu riesumata perché nel frattempo era stata disposta l'autopsia, grazie alla quale venne determinato, come detto, che a causare la morte della donna furono una polmonite bilaterale e un edema acuto, anche in considerazione del fatto che dagli esami emerse che tutto il parenchima polmonare era infettato. Ma evidentemente ciò non è stato sufficiente per avere un quadro indiziario chiaro.