RIFLESSIONE | Un Polo universitario per restare e rinascere: Vibo merita il sogno
Un Polo universitario per restare, rinascere, ricominciare Vibo Valentia merita il suo sogno. C’è un sogno che da troppo tempo abita silenzioso il cuore di una terra dimenticata. Un sogno che parla di futuro, di giovani, di opportunità. Quel sogno si chiama Università. E ha un nome e un volto preciso: Vibo Valentia.
Questa non è una provincia qualsiasi. È un piccolo scrigno che racchiude un intero mondo: oltre 50 comuni, distribuiti su poco più di mille chilometri quadrati, in cui convivono mare e montagna, sacro e profano, turismo e agricoltura, natura e cultura. Un territorio che va dal massiccio verdeggiante delle Serre fino alla Costa degli Dei, dove i centri di Pizzo, Tropea, Capo Vaticano, Ricadi, Zambrone e Vibo Marina si specchiano in un mare dalle suggestioni tropicali, attirando turisti da tutto il mondo.
Vibo è anche fatica, radici, senso di appartenenza. È quell’entroterra montano che resiste, tra boschi secolari, pascoli e silenzi, dove il tempo sembra aver conservato il gusto della terra e il respiro della spiritualità, come accade a Serra San Bruno, dove sorge la Certosa voluta da Bruno di Colonia nel 1100. È una provincia che sbalordisce anche il viaggiatore più distratto, tanto è il contrasto tra la sua bellezza selvaggia e il suo abbandono sistemico.
Dopo il fascismo, Vibo visse un sogno politico: l’ottenimento della Provincia, sancita nel 1992, ma quel sogno di autonomia non è mai seguita una vera progettualità educativa. Mentre Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria fiorivano con i loro Atenei, Vibo restava un bellissimo contenitore privo di contenuti. L’Università qui non è mai arrivata, non per mancanza di storia, di cultura, di ambizione, ma per miopia politica. E oggi, mentre il Sud si svuota e la 'meglio gioventù' che parte per non tornare, la ferita è diventata emorragia. La desertificazione è sotto gli occhi di tutti solo nell’ultimo anno accademico, oltre il 30 % dei diplomati del Sud si sono iscritti in atenei del Centro e Nord Italia. Non si spostano solo per studiare: vanno via per vivere, per lavorare, per costruirsi un futuro dove ci siano strade, ospedali, servizi e prospettive. E se ne vanno i migliori, quelli che sanno sognare. Quelli che, qui, avrebbero potuto cambiare tutto.
Ed ecco che giunge un nodo allo stomaco, un misto di senso di colpa e di desiderio di rivalsa perché viene da pensare: che ne sarà della Nostra terra se non torna nessuno? Dopo ogni laurea, ogni festa comandata ogni estate, il Sud invecchia di colpo, e Vibo saluta i suoi figli sui binari delle stazioni. Ogni partenza è una perdita, ogni valigia un addio. Ma il vero eroe coraggioso è chi decide di rimanere o, ancora meglio, chi decide di ritornare: La sua non è una scelta facile, ma è una scelta che riflette una profonda convinzione, ed il salto non è mai nel vuoto, ma è un tuffo consapevole sapendo che l’acqua sarebbe stata profonda abbastanza. Si rimane e si ritorna per costruire, per dare indietro quello che abbiamo ricevuto perché amare la propria Terra è anche restare quando è più facile andare via.
Un Polo universitario a Vibo Valentia non è solo una necessità logistica o formativa, ma è un atto d’amore ed anche un riscatto, una possibilità di far sì che chi nasce qui possa anche restare qui, studiare qui, lavorare qui, creare qui. È l’unico modo per invertire la rotta, per non trasformare questo angolo di paradiso in un museo vuoto, in una bellezza spenta, in una cartolina sbiadita.
L’Università è un volano ovunque è arrivata, ha portato sviluppo, lavoro, cultura. Ha acceso i territori, ha attratto investimenti, ha dato dignità ai giovani. Le Città crescono insieme alle Università, in un abbraccio vitale che mescola sapere e identità, progresso e memoria. È accaduto nel passato, nei secoli bui della fame e della peste, e accade oggi, nelle Città intelligenti e vive. Perché il Sapere è la vera infrastruttura del futuro.
I sogni hanno bisogno di coraggio affinché si realizzino. Un progetto che chiede una visione politica seria che investa nel Sud, nei suoi ragazzi, nella sua intelligenza.
Il Polo universitario dovrebbe concentrarsi iniziando ad avviare Corsi di Laurea, Master, Corsi di Alta formazione, Summer e Winter School, in Scienze Turistiche ed Economia e management del Turismo, con sede principale a Vibo (Corsi di Laurea) e aule didattiche (es: Summer School) a Tropea e Pizzo, (Winter School ) a Serra S. Bruno. A Vibo, Vi sono diversi Palazzi (es: Palazzo Romei, De Riso Gagliardi, Palazzo delle Accademie ecc.) e Strutture (uno fra tutti l’ex Carcere) dismessi da tempo, che potrebbero essere recuperati attingendo ai Fondi specifici europei, nazionali e regionali. Vibo Valentia non è solo una meta turistica d’estate, ma una casa per tutto l’anno. Una casa dove sia possibile restare, crescere, sognare.
Ma ci vuole una Politica seria che abbia una visione ed un progetto di crescita del Territorio anche in termini di sviluppo economico ed occupazionale. Il Progetto universitario è il primo passo verso un Territorio del Sud che non si limita a
sopravvivere, ma che vuole rinascere. Con dignità. Con orgoglio. Con i suoi giovani perché solo chi crede nella propria terra può davvero cambiarla. E Noi, qui a Vibo, vogliamo rimanere.
Giulio Nicola Nardo
Università della Calabria
