L'omicidio di Domenico Belsito, avvenuto a Pizzo Calabro nel 2004 è stato al centro della prima deposizione del pentito di 'ndrangheta Onofrio Barbieri, espressione del gruppo di fuoco dei Bonavota di Sant'Onofrio. Parole pronunciate dal collaboratore di giustizia, nel corso del processo Rinascita, ormai alle battute finali, per quel che concerne il primo grado di giudizio in ordinario. A giudizio di Barbieri, sarebbe stato Andrea Mantella a recarsi a prendere i due esponenti delle 'ndrine designati per l'esecuzione del delitto, vale a dire, Salvatore Mantella e Francesco Scrugli. Proprio quest'ultimo, poi ucciso nella faida tra i piscopisani e i Patania di Stefanaconi, avrebbe esploso i colpi letali. Ma che Belsito dovesse morire lo avevano deciso i vertici della cosca. Per l'esattezza, spiega il collaboratore di giustizia,  Domenico Bonavota, Francesco Scrugli, Francesco Fortuna, Onofrio Barbieri e Andrea Mantella. La colpa era quella di aver avuto una relazione extraconiugale con la moglie di uno degli esponenti del clan. Disonore che avrebbe dovuto essere pagato con la vita. "In relazione a questo omicidio -riporta Barbieri - non venne chiesta l’autorizzazione a Pasquale Bonavota. La riunione avvenne all’incirca una settimana prima del delitto. Prima di ucciderlo avevamo fatto diversi tentativi senza riuscire a trovarlo, lo stavamo pedinando e poi lo individuammo al bar sulla nazionale di Pizzo”.

Quanto all'agguato mortale ad Alfredo Cracolici, invece, Barbieri racconta di non avervi preso parte, pur essendone a conoscenza e fa i nomi di Domenico Bonavota, Bruno Cugliari, Antonino Lopreiato detto Famazza e Salvatore Lopreiato,germano di quest'ultimo. “Sono a conoscenza di come si sono svolti i fatti e dei responsabili dell’agguato perché mi sono stati riferiti direttamente da Domenico Bonavota, che si fidava di me perché siamo cresciuti insieme”. Avrebbe preso parte direttamente, invece, Barbieri, all'omicidio di Raffaele Cracolici, ucciso il 4 maggio 2004 a Pizzo. “Fui io a rubare il camion e a mettermi alla guida, mentre a sparare furono Francesco Scrugli e Francesco Fortuna. A recuperarci Andrea Mantella e Domenico Bonavota e i mandanti i fratelli Domenico, Pasquale e Nicola Bonavota”.  Una decisione assunta "nel casolare di Domenico Bonavota ed eravamo io, lui, Nicola Bonavota, Francesco Fortuna, Francesco Scrugli, Andrea Mantella. Anche nel corso di questa riunione in cui si decise di uccidere Raffaele Cracolici come per Di Leo, Pasquale Bonavota non era presente, ma era stato informato dal fratello Nicola ed aveva dato la sua autorizzazione. So questo perché ci veniva riferito direttamente da Nicola Bonavota nel corso della riunione".