Nonostante le contestazioni risalgano al 2008, la giustizia vibonese in otto anni non è riuscita ad approdare ad una sentenza di primo grado che non fosse di... prescrizione

di GIUSEPPE BAGLIVO

Reati estinti per intervenuta prescrizione. Si conclude così, a 8 anni dai fatti, il processo che vedeva sul banco degli imputati per il reato di falso ideologico l'allora direttore dell'Unità Operativa dell'Asp di Vibo, Roberto De Vincentiis, 67 anni, di Tropea, l'allora direttore sanitario dell'ospedale "Jazzolino" di Vibo, Pietro Schirripa, 65 anni, residente a Locri, e l'allora responsabile dell'area tecnica dell'Asp Nicola Giuseppe Gradia. A dichiarare oggi la prescrizione, alla quale nessuno degli imputati ha inteso rinunciare, è stato il Tribunale monocratico di Vibo Valentia presieduto dal giudice Graziamaria Monaco.

Roberto De Vincentiis era accusato di aver indirizzato il 13 agosto 2008 all'allora direttore generale dell'Asp di Vibo, Domenico Stalteri, una nota con la quale avrebbe falsamente attestato - corredandoli di riprese fotografiche - l'esecuzione di lavori conferenti la messa in sicurezza di alcuni reparti dell'ospedale di Vibo e specificatamente: nell'Unità operativa di Rianimazione la rimozione di un vecchio Ups non più funzionante e sostituito con una nuova apparecchiatura di potenza e durata di tamponamento superiore; l'installazione di un gruppo di Ups nella Cardiologia e l'istallazione di un altro gruppo simile nel reparto di Neurologia. Stesso reato contestato pure a Pietro Schirripa, che il 2 settembre del 2008 indirizzava al direttore del dipartimento "Servizi sanitari" dell'Asp di Vibo, al direttore delle "Attività tecniche" dell'unità ospedaliera, al direttore dell'ufficio "Prevenzione e protezione", una nota con la quale avrebbe falsamente attestato l'esecuzione dei lavori relativi alla manutenzione ordinaria con l'impianto dei nuovi gruppi Ups nei reparti di Rianimazione, Cardiologia e Neurologia dell'ospedale "Jazzolino".  Reato di falso contestato pure a Nicola Giuseppe Gradia.

Nazzareno Lopreiato

Le indagini del luogotenente dell'Arma Nazzareno Lopreiato. A ricostruire le false attestazioni è stata un'indagine delegata dalla Procura (pm Simona Cangiano) all'allora comandante della Stazione dei carabinieri di Vibo Valentia, Nazzareno Lopreiato. Si è trattato di un lavoro di ricostruzione costato non poca fatica ma che alla fine è arrivato a cristallizzare condotte di falso in capo agli indagati. L'indagine non era del resto di poco conto. Ecco perchè. Il 19 settembre 2008 alcuni giornali locali davano notizia di un avvenuto black out elettrico all'ospedale di Vibo Valentia. Un ospedale "osservato speciale" poichè solo un anno prima (gennaio 2007) a causa di un black out  in sala operatoria era deceduta la 16enne Federica Monteleone durante un intervento di appendicite. La notizia di un nuovo "black out", pubblicata nel settembre 2008 da parte della stampa locale, aveva quindi messo subito in allarme il nuovo direttore generale dell'Asp Domenico Stalteri (insediato a fine gennaio 2008) il quale riceveva dal primario di anestesia e rianimazione dell'ospedale di Vibo una lettera con la quale veniva rappresentata la mancanza di energia elettrica nel reparto di Rianimazione alle ore 3.15 del 14 settembre 2008. Stalteri veniva quindi preso a verbale dal luogotenente dell'Arma Nazzareno Lopreiato e l'allora dg dell'Asp precisava che alla lettera era stata allegata un'altra missiva del dottore Armando Crupi che però, ad avviso di Stalteri, conteneva "alcune inesattezze, in particolar modo laddove dichiarava che il fermo della macchine e degli apparecchi respiratori avrebbe potuto registrare tragici eventi senza l'intervento del personale medico ed infermieristico". Stalteri aggiungeva all'investigatore dell'Arma che la comunicazione ricevuta dal primario era carente, in quanto l'affermazione della mancanza di un gruppo autonomo di continuità all'ospedale di Vibo contrastava con la realtà dei fatti, in quanto la Rianimazione era dotata di un proprio gruppo di continuità che al bisogno - come alle 3.15 del 14 settembre 2008 - si era attivata immediatamente determinando l'allarme acustico. Il 12 novembre 2008, quindi, il direttore generale dell'Asp, Domenico Stalteri, sporgeva querela nei confronti di tutti coloro che si erano resi responsabili di condotte omissive e commissive.

cappello carabinieri

I rilievi dell'investigatore. Il luogotenente Nazzareno Lopreiato, delegato dall'allora pm della Procura di Vibo Simona Cangiano, non ci impiegava molto ad accertare che nel reparto di Rianimazione il nuovo gruppo di continuità (Ups) di potenza e durata di tamponamento superiore non era stato attivato ed i relativi fili elettrici erano avvolti nella parte superiore. L'allora comandante della Stazione dei carabinieri di Vibo - oggi ascoltato in aula dal Tribunale - segnalava inoltre al pubblico ministero che dalle immagini fotografiche allegate alla relazione del 13 agosto 2008, a firma di Roberto De Vincentiis, i cavi non rilevavano e si faceva invece chiaramente intendere che erano stati perfettamente collegati. Anche la Commissione per la verifica amministrativa sull'accaduto, nominata dalla Regione Calabria, faceva emergere che non risultavano collegati gli Ups alla Rianimazione, alla Cardiologia ed alla Neurologia. Da qui l'accusa di falsità della relazione del 13 agosto 2008 a firma di De Vincentiis, con gruppi Ups non sostituiti e "l'occultamento di quello vero", con fotografie "prive dei cavi elettrici raggomitolati sulla base superiore".

Falsa sarebbe stata anche l'attestazione di Pietro Schirripa, all'epoca direttore sanitario dell'ospedale che avrebbe falsamente attestato l'esecuzione dei lavori relativi alla manutenzione ordinaria con l'impianto dei nuovi gruppi Ups nei reparti di Rianimazione, Cardiologia, e Neurologia dell'ospedale "Jazzolino".

Un "caso" montato contro Domenico Stalteri e costato contestazioni di falso ideologico nei confronti di tre imputati che oggi ne sono usciti con la prescrizione. L'ennesima prescrizione che si deve purtroppo registrare al Tribunale di Vibo Valentia, con buona pace dei tanti, e troppi, "paladini" della legalità ed "esperti" di "antimafia" urlata e montata ad horas e ad arte e spesso fondata sul nulla.