Caro Stefano,
come ben sai, il partito democratico della provincia di Vibo Valentia si trova in una delicatissima fase, alla vigilia di una importante battaglia per il governo della città capoluogo. Veniamo da 9 anni di governo dell'Ente da parte d'un centro-destra dominato e guidato dalla figura politica preminente del senatore Mangialavori, che ha ridotto la città ad una palude politico-amministrativa e portato l'Ente all'anticamera della dichiarazione di dissesto.
Meraviglia che quest'ultima eventualità, che rappresenta la sintesi più efficace del disordine amministrativo subito dalla città in questi anni, e che verosimilmente si concretizzerà come primo atto all'insediamento del nuovo consiglio, semprechè non si proceda in tal senso già in fase commissariale, non rappresenti in città oggetto di dibattito e non costituisca il primo elemento di discussione e di valutazione politica in ordine al disastro delle gestioni degli ultimi due lustri.
Al contempo ritengo fondamentale evidenziarti la necessità, da parte nostra oramai indifferibile, di procedere senza altri indugi alla composizione di una alternativa forte e credibile che sia in grado di rompere schemi consunti e consolidati in città e di ridare un ruolo propulsivo al nostro partito, oltrechè di fare emergere una nuova visione del governo della città.

Tutto questo come è evidente, lo si realizza concretamente se si mette in moto un processo coraggioso che guardi e punti alla scomposizione delle forze civiche che hanno sostenuto l'esperienza di governo del centrodestra a Vibo Valentia. Su questo terreno sono impegnato personalmente e sul medesimo ho riscontrato qualche inutile dietrologia, scomposte reazioni interne, che a volte consapevolmente ed a volte inconsapevolmente favoriscono un clima di disfattismo e di falso perbenismo, e preordinate campagne mediatiche organizzate da chi ha un potere così consolidato in questa città da pretendere, ossequiato anche da osservatori acritici e supini, neanche tanto velatamente, e con l'ausilio di furbizie e sotterfugi di ogni genere, addirittura di scegliere nel nostro campo l'avversario più comodo per le elezioni di primavera.




In buona sostanza, con complicità non sempre inconsapevoli, i poteri che hanno gestito, inchiodato e paralizzato la città hanno la pretesa di imporre il proprio candidato a sindaco ed anche un utile sparring partner in una coalizione dimezzata, indebolita e ridotta a mera testimonianza ed allo sbandieramento di uno spirito identitario di facciata, messo in soffitto per anni e rispolverato alla bisogna.

Ritengo che cadere in questa trappola sin troppo evidente, fatta di campagne mediatiche costruite a tavolino, retroscena inverosimili, false rappresentazioni della realtà, macchinazioni di ogni genere e grossolane furbate, precludendo la strada alla costruzione di alleanze larghe ed inclusive, sarebbe drammatico e fatale.
Emblematica a questo proposito è la valenza mediatica costruita intorno ad una pubblica manifestazione organizzata dal movimento "Vibo Unica" e denominata "prove di dialogo per la città", in cui la partecipazione mia e di alcuni dirigenti è stata artatamente dipinta come il suggello di improponibili accordi fra il pd ed i sovranisti.

In questo clima, e per queste ragioni, sono qui a comunicarti, anche in forza dei percorsi già con te concordati, che rispetto ad un quadro politico in cui il partito democratico rischia di rinchiudersi in un recinto fatto di veti, di isolamenti e di operazioni nella migliore delle ipotesi nostalgiche e nella peggiore, e purtroppo più concreta e pericolosa, preordinate all'autoconservazione di apparati e rendite di posizione, il sottoscritto, nella qualità di esponente istituzionale del partito eletto dal popolo, oltrechè di dirigente regionale di lungo corso del medesimo, non è intenzionato ad arretrare d'un solo millimetro rispetto all'impegno già dispiegato di allargare la coalizione, includendo l'area politica progressista, l'area moderata, i movimenti civici democratici e la nostra forza politica.

Ho più volte chiarito, interpretato sempre a libero piacimento, che il partito a Vibo, come del resto già sperimentato in campo nazionale più volte negli ultimi mesi, risale la china se si apre a discussioni, alleanze e contaminazioni in un alveo ben definito di idee per il governo dei territori.
L'idea di costruire questo percorso erigendo muri e barricate, vieppiù se proveniente da chi fa fatica a sporcarsi le mani, e come si suol dire, le scarpe, percorrendo le vie della città e le strade del dialogo con tutte le forze alternative al monolitico sistema di potere che si appresta a riconfermarsi, è solo la rappresentazione di pie illusioni di chi continua a guardarsi l'ombelico, o, peggio ancora, il frutto della furbizia di chi punta a sfasciare tutto pensando di lucrare improbabili vantaggi politici o di consumare piccole vendette personali.