Dalla Calabria al narcotraffico globale: l’ascesa della cosca (NOMI)
Una ’ndrina storica capace di espandersi tra Nord Italia, Europa e Sudamerica

Dalle montagne dell’Aspromonte alle rotte internazionali della cocaina. La storia della cosca Marando attraversa decenni di criminalità organizzata e racconta l’evoluzione della ’ndrangheta da fenomeno locale a potenza globale del narcotraffico.
I Marando sono infatti una delle storiche ’ndrine originarie di Platì, nella Locride, e da tempo rappresentano una presenza stabile nella geografia criminale dell’organizzazione calabrese. Fin dagli anni Settanta il clan ha progressivamente esteso le proprie attività oltre i confini regionali, costruendo una rete operativa soprattutto nel Nord Italia e stringendo alleanze con cosche di peso come i Sergi e i Papalia.
Il traffico di cocaina è rimasto nel tempo il principale ambito di interesse della famiglia, con ramificazioni che negli anni hanno raggiunto Volpiano, in provincia di Torino, la Liguria e la capitale.
Negli anni Novanta il clan fu protagonista della cosiddetta “faida di Volpiano”, uno scontro armato con i gruppi liguri degli Stefanelli legato proprio al controllo del traffico di stupefacenti. Un conflitto che portò a omicidi, condanne e alle rivelazioni di diversi collaboratori di giustizia, tra cui Rosario Marando, contribuendo a delineare un quadro drammatico della guerra tra clan.
Dagli anni Duemila in poi la ’ndrina ha consolidato i propri traffici internazionali di droga. Operazioni giudiziarie come “Igres” e “Minotauro” hanno documentato il coinvolgimento di esponenti del clan in reti criminali di ampia portata.
Più recentemente l’inchiesta “Coffee Bean” ha rivelato l’esistenza di un vasto sistema di spaccio gestito da Alfredo e Francesco Marando, con collegamenti con il Sudamerica, il Marocco e la criminalità albanese.
Una struttura familiare solida, capace di adattarsi e rigenerarsi nel tempo, che ha consentito alla cosca di mantenere un ruolo rilevante nelle dinamiche del narcotraffico internazionale.
