#STORIE | Sangue, morte e pentimento in un giallo ambientato nel profondo Sud
di VINCENZO VARONE
Una storia di sangue, di morte e di pentimento. Un vero e proprio giallo che appassiona e seduce il lettore dalla prima all’ultima riga. Il titolo dell’opera è “Storia di un assassino - sangue, lacrime e pentimento”. Porta la firma di Mariangela Castagna, una giovane scrittrice di Favelloni, appassionata di romanzi gotici e dell’orrore.
I luoghi. La storia è ambientata a Favelloni nell’anno 1314. Il luogo dove tutto ebbe inizio è l’abbazia di San Norberto, che odora di spiritualità e di fede e di lunghe litanie nelle notti in cui la preghiera diventa forza e luce. Un luogo dell’anima e dello spirito dove la vita scorre in sana letizia, con la recita mattutina e serale del santo rosario, fino al giorno in cui nel corso di un vero e proprio nubifragio i frati soccorrono un giovane ferito. Le sue condizioni appaiono gravi, ma dopo un giorno di coma il ragazzo si risveglia. Il ferito ha però perduto la memoria, o almeno cosi sembra, così i frati decidono di chiamano Norberto, in onore al Santo Patrono dell’abbazia.
Il percorso del protagonista. Sin da subito il giovane si mostra riconoscente, partecipa senza risparmio alla vita monastica, assiste alle preghiere come una persona pia e devota, inoltre accompagna il frate elemosiniere durante le sue visite ai poveri della zona. Il giovane Norberto stringe, in particolare, un profondo legame col giovane frate Alfonso. Nessuno però ancora sa che Norberto nasconde un terribile segreto. Egli è, infatti, un sadico e spietato assassino saraceno, figlio adottivo del capitano della flotta saracena,Youssef. I suoi stessi compagni, desiderosi di impedire la sua furia omicida hanno anche tentato di giustiziarlo durante l’assedio di Briatico (paese vicino), ma il giovane è sopravvissuto e si è trascinato sino all’abbazia di Favelloni. Il capitano Youssef lo aveva adottato, dopo che i suoi soldati ne avevano sterminato molti anni prima la famiglia, in Germania.
Tra realtà e finzione. Il racconto di Mariangela Castagna diventa a questo punto sempre più coinvolgente, fino ad immergere il lettore nelle atmosfere di quel tempo e soprattutto nella storia sanguinaria del giovane trovato privo di sensi dopo il violento temporale. Si scopre così che Hassan ha solo finto di avere perso la memoria per nascondersi dal padre e dai compagni. Un bel giorno durante una bufera, che aveva completamente devastato l’intero villaggio, Hassan conosce Lucia, la figlia del barone Gagliardi. Se ne innamora e intende portarla all’altare, ma la ragazza, che dapprima sembra ricambiare il suo interesse, in un secondo momento lo respinge per via del padre che mai accetterebbe come marito per la figlia un uomo senza una storia e un casato. Hassan, sentendosi profondamente offeso, l’ammazza senza alcuna pietà e ne devasta il corpo, facendo riemergere la sua indole criminale. La terribile notizia scuote i villaggi della zona, fino ad arrivare alle orecchie del capitano Youssef, il quale invia il suo braccio desto Ismael per riprendere Hassan. Ma il giovane non ha nessuna intenzione di salpare con la flotta saracena e cosi, per non essere scoperto dai frati che Ismael minaccia di informare, lo uccide.
Colpi di scena. Il resto della storia è un susseguirsi di colpi di scena e un finale tutto da scoprire. Diciamo solo che una sorta di maledizione sinistra - che continuerà ad avere come scenario l’abbazia di San Norberto, diventata da isola di pace e di luce in luogo di morte e di perdizione – ci accompagnerà fino ai giorni nostri e precisamente all’anno 2015.
“Storia di un assassino” (“Lettere Animate” editore ) è un racconto davvero avvincente, scritto con cura e gusto per la narrazione da Mariangela Castanga, giovane e talentuosa scrittrice calabrese, di cui sicuramente sentiremo molto parlare.
