Inchiesta "Robin Hood", la Dda di Catanzaro chiede il rinvio a giudizio per 19 indagati
Stralciata la posizione di Limoncelli. Udienza preliminare fissata per il 5 gennaio prossimo
di GABRIELLA PASSARIELLO
Un comitato d'affari che avrebbe avuto pieni poteri sui fondi europei destinati al credito sociale, sottratti ai veri destinatari, alle famiglie più disagiate per soddisfare scopi di natura personale. Curricula alterati, candidati amici ammessi nelle short list sacrificando chi quel posto l’avrebbe meritato davvero, al solo fine di agevolare il clan Mancuso. Con le accuse a vario titolo di truffa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, corruzione, peculato, turbativa d'asta ed abuso d'ufficio, la Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio per 19 indagati, due dei quali persone giuridiche, coinvolti nell’inchiesta “Robin Hood” stralciando una posizione rispetto all’avviso di conclusione delle indagini, quella di Marco Limoncelli, 42 anni di Napoli.
Rischiano il processo. Si tratta dell’ex assessore regionale Nazzareno Salerno, 52 anni di Serra San Bruno; l’ex direttore generale del Dipartimento Lavoro della Regione Vincenzo Caserta, 60 anni di Lamezia Terme; l’ex presidente di Calabria Etica Pasqualino Ruberto, 46 anni di Lamezia Terme; l’avvocato Avolio Castelli, 60 anni di Roma; Maria Francesca Cosco, 47 anni di Catanzaro; il commercialista Antonio Cusimano, 57 anni di Catanzaro; l’intermediario finanziario Bruno Dellamotta, 69 anni, originario di Genova, ma residente a Firenze; l’imprenditore Gianfranco Ferrante, 53 anni di Vibo; l’avvocato, già componente del Comitato di gestione del Credito sociale, Martino Valerio Grillo, 65 anni di Vibo; l’ex componente della struttura speciale dell’assessorato al Lavoro della Regione Calabria Claudio Isola, 38 anni di Vibo; ex amministratore delegato della Cooperfin Spa Ortensio Marano, 43 anni di Amantea; l’avvocato Francesco Masciari, 52 anni di Catanzaro; Patrizia Nicolazzo, 43 anni di Lamezia Terme; Michele Parise, 44 anni di Castrolibero (Cs); l’impiegato di Equitalia Vibo Vincenzo Spasari, 56 anni di Nicotera; il figlio Saverio Antonio Spasari, 28 anni di Nicotera; il cognato del boss Luigi Mancuso, Damiano Zinnato, 50 anni, di Nicotera. Nell’elenco anche due persone giuridiche: la Società Cooperfin Spa con sede in Belmonte Calabro e la società M&M Management srl con sede legale a Milano ed unità operativa a Belmonte Calabro.
Il sistema per distrarre i fondi. Un meccanismo, quello di distrarre i fondi comunitari del credito sociale, escogitato ad hoc, secondo le ipotesi di accusa, dall’ex assessore al Lavoro Nazzareno Salerno, che avrebbe esercitato una pressione continua nei confronti dei dirigenti del proprio assessorato, per imporre scelte che gli avrebbero garantito ampia discrezionalità nella gestione del progetto “Credito sociale”, complici Vincenzo Caserta e Pasqualino Ruberto. Sarebbe bastato esternalizzare il servizio, sottraendolo a Fincalabra, ente in house della Regione. Nazareno Salerno, avrebbe affidato la procedura per assegnare il servizio di esternalizzazione a Vincenzo Caserta, considerato la longa manus dell’ex assessore secondo gli inquirenti. Caserta, poi, avrebbe affidato la gestione dello strumento di ingegneria finanziaria alla fondazione Calabria Etica, in realtà priva dei requisiti per la gestione di uno strumento finanziario di microcredito. E nel giro di pochi giorni il servizio sarebbe passato alla Cooperfin.
Le assunzioni indiscriminate. Alcuni indagati in qualità di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, secondo le ipotesi di accusa, avrebbero violato il dovere di imparzialità dell’amministrazione con ingiustificate preferenze e disatteso la normativa che impone alle società affidatarie in house l’adozione con propri provvedimenti di criteri e modalità per il reclutamento del personale finalizzate alla trasparenza nel verificare che i requisiti professionali richiesti fossero adeguati all’incarico da ricoprire. Non avrebbero agito da soli, ma con il concorso dell’ex leader di Calabria Etica Pasqualino Ruberto, di Nazzareno Salerno in veste di consigliere regionale prima, di assessore al Lavoro e alle Politiche sociali poi, Isola Claudio Vincenzo Spasari, Saverio Antonio Spasari e Damiano Zinnato. In particolare gli indagati, a fini clientelari, avrebbero intenzionalmente favorito Zinnato, cognato di Luigi Mancuso al fine di procurare vantaggio al clan Mancuso e Saverio Antonio Spasari (figlio di Vincenzo) procedendo alle loro assunzioni indiscriminate nell’ambito dei due progetti, mentre Isola e Vincenzo Spasari ne mediavano e ne istigavano l’assunzione.
Le short list truccate. Ruberto, avrebbe istituito una procedura fittizia legata all’uso distorto delle short list e insieme a Parise (presidente della commissione del progetto Attività di supporto al dipartimento n° 10 settore politiche sociali nell’attività di trasferimento delle funzioni delegate in materia sociale ai Comuni), Nicolazzo e Cosco ( componenti della commissione stessa) avrebbe omesso di riversare tutti i partecipanti nella short list, procedendo ad una fittizia scrematura delle candidature, dimostrata dalla incompatibilità fra la tipologia di parola chiave indicata nei verbali della commissione esaminatrice e i risultati conseguiti. Zinnato risulterebbe selezionato in relazione all’uso della parola chiava legata al titolo di studio conseguito agli istituti tecnici o scientifici laddove però lo stesso risulta possedere un diploma magistrale ed uno al liceo classico. Nel caso dell’assunzione di Antonio Saverio Spasari la parola chiave avrebbe conglobato tutti i possibili titoli di studio, facendo in sostanza diventare inesistente la selezione. Presidente e componenti delle commissioni esaminatrici successivamente avrebbero proceduto ad una fittizia comparazione “dei curricula provenienti dalla scrematura, della quale non erano noti i criteri utilizzati e sottoposto a colloquio un numero di candidati, scelti discrezionalmente, ex post dalla commissione selezionatrice, ai quali veniva attribuito un giudizio senza alcuna predeterminazione dei criteri di attribuzione dei punteggi”. Condotte che avrebbero procurato agli assunti un ingiusto vantaggio patrimoniale consistente nel contratto stipulato in pregiudizio di altri aventi diritto più meritevoli, determinando, inoltre, un danno alla Regione Calabria pari all’importo delle retribuzioni erogate. Con l’ulteriore aggravante “di aver commesso il fatto per agevolare l’attività della famiglia Mancuso di Limbadi in relazione all’assunzione di Zinnato, facendone accrescere potere e prestigio”. Adesso la parola passa al gup del Tribunale di Catanzaro Claudio Paris, che il 5 gennaio prossimo, nel contradditorio tra accusa e difesa (nel collegio difensivo compaiono i nomi degli avvocati Giancarlo Pittelli, Francesco Iacopino, Nunzio Raimondi, Giovanni Merante, Vincenzo Gennaro, Francesco Gambardella, Pasquale Naccarato, Francesco Sabatino e Anselmo Torchia), deciderà se accogliere la richiesta della Dda di mandare a processo gli imputati.
