Lavori fantasma, finisce nei guai un vibonese
Dallo studio di un ragioniere alle mani della 'ndrangheta: la magistratura contabile dà la caccia a milioni di euro di crediti fittizi ceduti allo Stato

L'inchiesta sulle truffe legate al Bonus Facciate, che ha già portato al sequestro di oltre 85 milioni di euro nella sola provincia di Treviso, entra in una nuova, decisiva fase. Mentre il fronte penale prosegue il suo iter, la Corte dei Conti ha iniziato a inviare contestazioni formali a un'ottantina di indagati per recuperare i danni erariali causati da un sistema sistematico di "lavori fantasma". Al centro del mirino non ci sono solo prestanome dell'Est Europa, ma anche figure che proiettano ombre pesanti di criminalità organizzata.
Il nome che più risalta tra i dossier degli inquirenti è quello di Francesco Leonardo Moscato, 32 anni, originario di Vibo Valentia. Si tratta del fratello di Raffaele Moscato, ex sicario del clan dei Piscopisani oggi collaboratore di giustizia. La presenza di Moscato tra i beneficiari dei crediti fittizi – a cui sono già stati sequestrati beni per 8 milioni di euro – rafforza il sospetto della Guardia di Finanza: le agevolazioni edilizie statali sarebbero state utilizzate come bancomat dalle consorterie criminali.
Il meccanismo, coordinato secondo l'accusa dallo studio del ragioniere Giorgio Scarso a Ponte di Piave, prevedeva il caricamento di pratiche per interventi mai eseguiti, spesso intestati a ditte individuali "scatola" create ad hoc da giovani residenti all'estero. Oltre a Moscato, nell'inchiesta compare anche Luigi Criscuolo, figura chiave nei processi contro i Casalesi a Eraclea, al quale sono stati bloccati 3,3 milioni di euro.
Il denaro monetizzato attraverso la cessione dei crediti a istituti bancari e Poste non restava in Italia. Gli investigatori hanno tracciato flussi finanziari massicci diretti verso Romania, Serbia e Macedonia, dove il contante spariva definitivamente. Ora la magistratura contabile tenta la corsa contro il tempo per rivalersi sulle quote societarie, gli immobili e le auto di lusso sequestrate agli imprenditori e ai professionisti coinvolti, nel tentativo di sanare un buco di decine di milioni di euro sottratti alla collettività.
