Nel mirino pure il sindaco di Fabrizia Antonio Minniti per il sostegno fornito a Gianni Nucera nella promozione della campagna referendaria 

E' un finale ad alta tensione quello che sta per consumarsi in Sinistra Ecologia e Libertà. Un partito che sta per essere sciolto inaugura un regolamento di conti mai visto. E non lo fa a colpi di comunicati stampa ma nel chiuso delle segreterie, da dove qualcosa però inizia a traboccare. Segno che la misura è colma.

Resa dei conti. A  Vibo Valentia i dirigenti sono "l’un contro l’altro armato" dalle fasi immediatamente successive alle primarie per la scelta del sindaco della città. Da una parte il gruppo provinciale sulle posizioni del segretario Alfonso Galati, composto da Francesco Pacilè, Danilo Tucci, Gernando Marasco e lo stesso Franco Sammarco, dall’altra il duo, nemmeno tanto affiatato, formato dal sindaco di Fabrizia, Antonio Salvatore Minniti, e dall’ex candidato alle primarie Francesco Colelli.

Quella firma galeotta. Questi ultimi, “rei” di aver sottoscritto la mozione referendaria di Gianni Nucera contro cui si sono scagliati a viso aperto tutti gli altri dirigenti della federazione vibonese. Ne sarebbe venuto fuori un confronto a muso duro del quale sono filtrate alcune indiscrezioni. Destinatario degli strali, in primis, proprio Colelli.

Colelli

Le accuse. All’atto delle sue dimissioni da dirigente di Sel, per incompatibilità con il nuovo incarico di Priore della Confraternita della chiesa del Rosario di Vibo Valentia, si sarebbe scoperto che "questi non risultava dagli elenchi neppure  iscritto al partito". Peraltro, "alla stregua di Nucera, neppure Minniti avrebbe mai versato un centesimo di contributo mensile a Sel per come previsto dal regolamento", lamenta più di qualche militante. "Piuttosto è stato sfruttato il partito da entrambi per ottenere candidature".  Accuse pesantissime, ancora per poco destinate a rimanere nell'anonimato, mentre alcuni ex dirigenti del Pd provano a dividersi le spoglie del partito di Vendola.