Guardia medica chiusa, bimbo ferito costretto a raggiungere l’ospedale in auto
La vicenda riaccende il dibattito in Calabria sull’assenza di servizi sanitari essenziali nei comuni montani: famiglie e anziani spesso privi di assistenza
La notte scorsa un episodio ha riportato sotto i riflettori le criticità del servizio di guardia medica nei piccoli centri dell’entroterra cosentino. A Longobucco, un bambino, dopo aver battuto la testa, è stato costretto a recarsi al Pronto soccorso dell’ospedale di Rossano a bordo dell’auto dei genitori, poiché la guardia medica locale era chiusa.
Il padre ha affrontato un viaggio di quasi un’ora in piena notte, senza alcuna possibilità di una prima valutazione medica per il figlio. “Non c’era nessuno a cui rivolgersi, nessun presidio per una prima valutazione – raccontano i familiari –. Ci siamo sentiti soli e impotenti”.
Situazioni simili sono frequenti in molti comuni montani della zona, dove la guardia medica rappresenta un presidio di sicurezza e vicinanza, fondamentale per le fasce più vulnerabili della popolazione, come anziani, malati cronici e bambini. La carenza di personale e di strutture rende questi territori particolarmente esposti e costringe le famiglie a spostamenti rischiosi per ottenere cure immediate.
L’episodio di Longobucco riaccende la richiesta di interventi mirati da parte delle istituzioni per garantire un servizio sanitario di prossimità efficiente e sicuro, capace di rispondere tempestivamente alle emergenze e di ridurre disagi e rischi per chi vive nelle aree più isolate.
