Non ci sarà il filtro dell’udienza preliminare per Giovanni Scorza. Il 41enne, accusato del ferimento di Salvatore Morfò, affronterà direttamente il dibattimento a partire dal prossimo maggio. La decisione porta la firma del gip Orvieto Matonti, che ha accolto la richiesta di giudizio immediato formulata dal sostituto procuratore di Castrovillari, Flavia Stefanelli. Una scelta processuale che accelera i tempi della giustizia, figlia di un quadro indiziario considerato ormai cristallizzato.

Al centro del fascicolo, le pesanti accuse di tentato omicidio aggravato, ricettazione e detenzione di arma clandestina. I fatti, che hanno scosso via Pietro Romano a Rossano, delineano una scena da film poliziesco: un "chiarimento" all'esterno di un locale pubblico finito nel sangue. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Scorza avrebbe estratto una pistola esplodendo due colpi a distanza ravvicinata contro il 69enne Morfò, figura nota alle cronache locali.

Un dettaglio emerge con forza dalle indagini: l'arma sarebbe stata occultata nella tasca del cappotto e i proiettili sarebbero stati esplosi senza nemmeno estrarla del tutto. Un'azione fulminea che ha lasciato la vittima a terra in condizioni disperate, salvata solo da un delicato intervento chirurgico d'urgenza.

L'imputato, difeso dall'avvocato Pasquale Naccarato, ha fornito una versione dei fatti parzialmente diversa durante gli interrogatori. Scorza ha ammesso il possesso dell'arma, giustificandolo con il timore di aggressioni subite in precedenza da ignoti, ma ha negato ogni premeditazione. Il movente, stando alla sua tesi, risiederebbe in vecchi attriti con il genero della vittima e non in un contrasto diretto con Morfò.

Dopo l'agguato, il 41enne si era barricato per oltre tre ore in un'abitazione prima della resa ai Carabinieri. Ora la parola passa all’aula, dove la difesa potrà comunque optare per riti alternativi per ottenere uno sconto di pena, evitando così il dibattimento ordinario.