La Corte d'Appello di Catanzaro ha oggi rigettato la richiesta avanzata dalla difesa del boss Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", nei confronti di due giudici. Ecco le motivazioni

La prima sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro (Fabrizio Cosentino presidente, reatore  Adriana Pezzo, a latere Antonio Saraco) ha respinto oggi la richiesta della difesa di Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", con la quale erano stati ricusati due componenti del collegio e precisamente i giudici Vincenza Papagno e Giovanna Taricco, per aver giudicato in precedenza nel processo nato dall'operazione antimafia denominata "Gringia",  Nunzio Manuel Callà, condannato per il tentato omicidio ai danni di Francesco Scrugli. Fatto di sangue successo a Vibo Valentia l’11 febbraio 2012.

Corte Appello Catanzaro

I motivi della decisione. La Corte d’Appello in via preliminare ha rilevato che il termine di tre giorni sarebbe decorso dal deposito della sentenza avvenuto in data 17 ottobre 2016. Sul punto la difesa che ha presentato l'istanza di ricusazione aveva comunque rilevato che il rilascio di copia della sentenza era avvenuto da parte della cancelleria, come di consueto, nei giorni successivi e la sentenza non poteva essere nota a Pantaleone Mancuso, sottoposto al regime carcerario del 41 bis (carcere duro).


Nel merito la Corte d'Appello ha rilevato che i giudici non avrebbero comunque effettuato una “valutazione sullo stesso fatto nei confronti del medesimo soggetto che non sia stata meramente incidentale o si innervi in una mera raccolta di prove” (pur se tra loro in tutto o in parte coincidenti).


codice penale

I giudici della Corte d'Appello di Catanzaro hanno poi sottolineato che i due procedimenti "Gringia" e "Black Money" riguardano fatti diversi che attengono alle strategie di diversi gruppi criminali e dunque il tentato omicidio Scrugli sarebbe stato commesso per agevolare un’associazione diversa (i Patania di Stefanaconi) da quella oggetto di contestazione nel processo Black Money.


Tribunale Vibo Valentia


Infine la Corte ha rilevato come in buona parte della sentenza (pagg. 12-13, 13-18, 27-28) a carico di Callà i giudici di primo grado del Tribunale di Vibo Valentia si siano limitati a riepilogare gli esiti delle indagini “senza formulare valutazioni al riguardo”.


Conosciuto l'esito della Corte d'Appello di Catanzaro, la difesa di Pantaleone Mancuso (avvocati Francesco Sabatino e Francesco Calabrese) ha immediatamente anticipato di voler proporre ricorso per Cassazione rispetto alle conclusioni dei giudici. Si è invece ancora in attesa delle determinazioni del collegio difensivo su un'eventuale richiesta di rimessione del processo ad altra sede per fattori ambientali.

Pantaleone Mancuso

Agostino Papaianni

Gli imputati sono: Giovanni Mancuso (cl. ’40), Antonio Mancuso (cl. ’38), Giuseppe Mancuso (cl. ’77, figlio del defunto boss Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”), Damian Fialek, Antonino Castagna, Agostino Papaianni, Leonardo Cuppari, Antonio Prestia, Gaetano Muscia, Pantaleone Mancuso (detto “Scarpuni”), Nicola Castagna, Filippo Mondella, Antonio Velardo (latitante), Raffaele Corigliano, Carmela Lopreste, Giuseppe Papaianni, Francesco Buccafusca, Pantaleone Zoccali, Carmina Mazzitelli, Ottorino Ciccarelli, Alberto Caputo.Le accuse, a vario titolo, rivolte agli imputati sono: associazione mafiosa, estorsione, usura, detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni.