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Egregio Direttore,

c’è un’arte sottile, tutta politica, che consiste nel trasformare l’inefficienza in eroismo. Un’arte che il Sindaco di Cessaniti sembra padroneggiare con discreto successo.

Nella lunga e accorata nota di replica all’articolo pubblicato dal giornale da Lei diretto, il primo cittadino ha tentato di impartire una lezione di giornalismo, richiamando “serietà” e “verifica puntuale”. Peccato, però, che nello sciorinare i numeri della pianta organica e il computo delle ore dei tirocinanti abbia dimenticato il dato che interessa davvero ai cittadini di Cessaniti — anche a quelli che non vi abitano più ma continuano ad avere interessi e legami con il territorio —: che i servizi minimi vengano garantiti. E invece, a Cessaniti, sembrano ormai diventati un lusso.

Il Sindaco ci ricorda che il Comune è in dissesto e che la colpa è di chi c’era prima. Nessuno mette in discussione le difficoltà finanziarie dell’ente. Tuttavia, il Sindaco Sorrentino dimentica che, in quel “prima”, c’era anche lui, insieme ad altri amministratori oggi presenti nell’attuale compagine amministrativa.

Affermare che l’amministrazione operi con soli cinque dipendenti è certamente un dato tecnico. Politicamente, però, rappresenta un’ammissione di impotenza che non può essere utilizzata come scudo contro ogni critica. Se la macchina amministrativa è un motore fuso, chi la guida ha il dovere di ripararlo, non di limitarsi a spiegare ai passeggeri perché l’auto sia ferma sul ciglio della strada.

Nella sua replica, il Sindaco rivendica con orgoglio di aver gestito personalmente pratiche di nascita, matrimoni e decessi. Un impegno umano encomiabile, direbbe qualcuno. Un fallimento della politica, dico io.

Quando un Sindaco deve trasformarsi nell’ufficiale di stato civile per far girare le carte, significa che la struttura amministrativa ha ceduto. Ma vi è di più: il cittadino non ha bisogno di un “Sindaco-tuttofare” che si sostituisca ai burocrati; ha bisogno di un leader politico capace di sbloccare convenzioni, ottenere risultati concreti ai tavoli della Prefettura e risolvere problemi, non soltanto di inviare PEC rimaste senza risposta. La politica si misura sui risultati, non sui tentativi.

Si citano opere pubbliche per milioni di euro come se il valore economico dei cantieri — molti dei quali ereditati o frutto di finanziamenti sovracomunali — potesse compensare l’impossibilità, per un cittadino, di rinnovare un documento d’identità in tempi civili. Le grandi opere rappresentano il futuro, ma la dignità di un Comune si misura nel presente: nella quotidianità, nella capacità di non far sentire l’abitante di una frazione un cittadino di serie B.

Il Sindaco respinge la definizione di “Comune nel caos”. Eppure, se per ottenere un certificato o un documento bisogna confidare nella “fermezza etica” del primo cittadino prestato ai servizi demografici, come dovremmo definire questa situazione? “Efficienza creativa”?

La verità è che Cessaniti non ha bisogno di una difesa d’ufficio né di un elenco di orari part-time. Ha bisogno di una scossa. La critica giornalistica non è “denigrazione”: è lo specchio nel quale la politica dovrebbe avere il coraggio di guardarsi per correggere la rotta, invece di tentare di rompere lo specchio perché non gradisce l’immagine riflessa.

Caro Sindaco, meno contabilità dei minuti e più soluzioni politiche. La cittadinanza non aspetta il Suo prossimo comunicato: aspetta i propri diritti.

Marcello Scarmato