OPINIONI | Giorgio Almirante e l'ignoranza dei suoi detrattori vibonesi
Abbiamo letto la lettera indirizzata dal Coordinamento provinciale di Libera al sindaco di Vibo Valentia in merito alla decisione di intitolare una via a Giorgio Almirante. Non ci interessa l’intitolazione in se’, ne’ crediamo che dall’Aldilà il defunto segretario del Msi se la prenderà più di tanto. Probabilmente, con il suo sorriso triste dovrà constatare che i “tempi migliori” che lui auspicava non sono ancora arrivati e che l’odio offusca ancora la mente di molti.
Almirante ha passato la sua vita nel dopoguerra a cercare la riconciliazione nazionale, a cercare di sanare le ferite della guerra civile, ma si è dovuto scontrare con coloro che sull’odio hanno costruito le loro fortune.Quando morì, Indro Montanelli, che non era certo un suo elettore, commentò così: “Se ne è andato uno dei pochi politici a cui potevi stringere la mano senza paura di sporcartela”. Dopo "tangentopoli " Antonio Di Pietro ha affermato che “Mani pulite non ha trovato tangenti in un solo partito .. il MSI di Giorgio Almirante”.Basta per essere un esempio positivo? Non ci interessa!
Quello che ci ha colpito e che ci interessa è l’ignoranza e la carica di odio degli autori. Sembra di leggere uno dei demenziali documenti di alcuni movimenti degli anni settanta. Quegli anni in cui studenti e studentesse festeggiavano la morte dei fratelli Mattei, bruciati vivi da un commando di ricchi borghesi che si credevano i nuovi partigiani, o quella di Sergio Ramelli, massacrato a colpi di chiave inglese da un commando di studenti antifascisti della facoltà di medicina, che hanno poi fatto brillanti carriere. Gli autori della lettera invocano “scelte condivise ed inclusive” intendendo con ciò il piegarsi di tutti alle scelte loro (per non essere “divisivi”).(Magari intitolando vie e piazze a colui che fece ammazzare anche Luisa Ferida, con il bambino che portava in grembo).
Nella lettera, scritta con una sintassi approssimativa, gli autori affermano che Almirante “firmò un bando in cui tra l’altro si ribadiva la pena di morte per i giovani renitenti alla leva”. Un tribunale ha stabilito che Almirante non firmò mai quel manifesto, che era quindi un falso; ma a prescindere dalla sentenza, anche un bambino di normale intelligenza sarebbe in grado di capire che non avrebbe potuto farlo perché non aveva titolo per poterlo fare. Si tratta quindi di ignoranza unita a incapacità di intendere o di volontaria menzogna?
Affermano poi gli stessi autori che “la Costituzione fonda la nostra Repubblica italiana sul sentimento antifascista, antirazzista e democratico”.Saremmo curiosi di sapere in quale articolo della Costituzione è menzionato questo “sentimento”. La XII disposizione “transitoria” vieta soltanto la “ricostituzione del disciolto partito fascista”, mentre l’articolo 7 accoglie per intero i Patti del Laterano, che portano la firma di Benito Mussolini. L’accusa principale sembra essere però un’altra : Almirante fu “firmatario del Manifesto della razza”. Il “Manifesto”, che riprendeva tesi già ampiamente diffuse anche in diversi paesi liberaldemocratici, è attribuito a di dieci scienziati che nel dopoguerra mantennero tutti la loro cattedra universitaria e i loro incarichi. A quelle dei redattori si aggiunse poi un elenco (mai documentato con le firme autografe) di sottoscrittori, fra i quali, oltre ad Almirante, figurano giornalisti (come Giorgio Bocca) , scrittori (come Guareschi) intellettuali e politici (come Fanfani), molti dei quali celebrati poi come eroi dell’antifascismo e della resistenza. Certo è invece che nel 1939 si tenne a Vienna un convegno italo-tedesco su “Razza e diritto”; la delegazione italiana, di cui faceva parte anche il giovane Giuliano Vassalli, era guidata da Carlo Costamagna e Leopoldo Piccardi, che firmarono il documento finale. Piccardi, considerato uno degli antifascisti più intolleranti, fu poi nominato da Ferruccio Parri nella Giunta direttiva del Consiglio Nazionale della Resistenza e divenne segretario nazionale del Partito radicale. Vassalli divenne parlamentare del Partito Socialista, Ministro della Giustizia e giudice Costituzionale.Non basta: il consigliere di Palmiro Togliatti al Ministero della Giustizia era nientemeno che l’ex Presidente del Tribunale della Razza, nominato poi Presidente della Corte Costituzionale. Anche lui come Piccardi era stato Ministro nel governo antifascista di Badoglio. I solerti attivisti di Libera chiederanno di cancellare le vie intitolate a costoro, a cominciare da Togliatti?
*Ex Senatore-**Professore
