Giuseppe Moscato oggi in aula a Vibo nel processo a Leonardo Francesco Moscato e Francesco Muggeri accusati di aver favorito la latitanza di Salvatore Tripodi

"Mio nipote faceva uso di droga, ha commesso tanti errori e tante fesserie, non condivido però la sua scelta di collaborare e non mi interessa nulla della strada che ha intrapreso. Posso solo dire che lui non frequentava Salvatore Tripodi mentre io mantengo buoni rapporti con tutti i fratelli Tripodi, da Salvatore ad Antonio a Sante". Questo quanto dichiarato stamane dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia da Giuseppe Moscato, zio paterno di Raffaele Moscato, il killer del clan dei Piscopisani che dal marzo dello scorso anno ha deciso di collaborare con la giustizia.

Salvatore Tripodi

Raffaele Moscato

Giuseppe Moscato è stato citato in aula quale teste della difesa dall'avvocato Anselmo Torchia che unitamente agli avvocati Domenico Anania e Rosa Giorno assiste l'imputato Leonardo Francesco Moscato 23 anni, di Vibo Marina, fratello dell’attuale collaboratore di giustizia Raffaele Moscato. Lo stesso, unitamente a Francesco Muggeri, 65 anni, di Zambrone (difeso dall'avvocato Giuseppe Bagnato), è accusato di aver favorito la latitanza di Salvatore Tripodi, il 45enne di Portosalvo arrestato dai carabinieri della Stazione di Zungri il 30 luglio 2015 con un blitz in contrada “Madama” nel comune di Zambrone.

Leonardo Francesco Moscato

Francesco Muggeri

Rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo, il teste Giuseppe Moscato è però caduto in contraddizione quando il rappresentante della pubblica accusa gli ha fatto notare che se "condannava" i comportamenti sbagliati del nipote Raffaele Moscato e le "tante fesserie che lo stesso combinava", allora non si comprendeva come mai allo stesso tempo non condivideva la scelta del nipote di intraprendere la via della collaborazione con la giustizia. A tali domande - che hanno fatto emergere le contraddizioni del teste - ha reagito "duramente" in aula l'avvocato Anselmo Torchia, tanto che la presidente del Collegio, Lucia Monaco, è stata costretta più volte a "riprendere" il difensore togliendogli infine la parola. Si tornerà in aula il 13 luglio per la discussione e le richieste di pena della pubblica accusa. Seguiranno le arringhe difensive e la sentenza. (g.b.)

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