Nuova bufera giudiziaria in Calabria e nuovo avviso di garanzia per Mario Oliverio il cui nome figura tra i venti indagati nell'inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro su presunte irregolarità nella gestione di una serie di appalti in Calabria. "Dopo una approfondita lettura, devo constatare - afferma il presidente della Regione - che mi sono state contestate, come ipotesi di reato, fattispecie che, a mio avviso, attengono alla normale vita politico- amministrativa dell’Ente! Mi si contestano scelte politiche e/o tecniche, cui si “abbinano” ipotesi di reato, alcune (vedi gara di appalto metropolitana di Cosenza) operate nel 2014, cioè precedentemente al mio insediamento alla guida della Regione; mentre per altre, come la realizzazione del nuovo ospedale di Cosenza, è stato prodotto, come è noto, il solo studio di fattibilità, tra l’altro da parte dell’Azienda Ospedaliera".

Oliverio si dice fiducioso e lancia qualche frecciatina nei confronti della Procura guidata da Nicola Gratteri. "Sono quanto mai certo che, anche in questa occasione, nessun giudice condividerà una simile impostazione accusatoria, che intravede sospetti di reato in normali condotte di natura politica, nel senso aristotelico del termine. Un dato sintomatico, che andrà pure approfondito, è quello che attiene ad una indagine che è iniziata a fine 2014, ovvero il giorno stesso del mio insediamento alla guida della Regione e che si è, guarda caso, conclusa verso la fine dello stesso, nel 2019! Questo ennesimo avviso di garanzia mi porta ad esprimere profonda amarezza per quanto mi sta accadendo. Non posso in alcun modo accettare di essere additato come il promotore di “una associazione per delinquere con lo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti contro la Pubblica Amministrazione”. Il presidente della Regione si dice dunque pronto a combattere con tutte le sue energie per ribadire l'assoluta estraneità ai fatti contestati. "La mia - precisa - non vuole essere una sfida rivolta agli apparati giudiziari ed investigativi. E’ solo l’unico modo che, come politico, cittadino e uomo, mi resta per contrastare questa feroce gogna cui sono sottoposto, posso ora dirlo, dal primo giorno del mio insediamento”.