Aveva appena 21 anni quando scomparve misteriosamente dopo aver iniziato da poco a frequentare la cognata del boss Antonio Gallace, oggi, all’ergastolo. La ragazza non era libera di scegliere il suo futuro ma silente pedina, oggetto alla mercé della famiglia di ‘ndrangheta per creare ponti e alleanze criminali. Era il 15 gennaio quando Pino uscì per andare a Vibo Valentia purtroppo, però, non fece mai ritorno a casa. Due mesi dopo, il 21 marzo, i suoi resti vennero ritrovati in una zona impervia nei pressi di Dinami, comune limitrofo ad Acquaro, suo paese natio.
A trent’anni di distanza, intere comunità hanno deciso di ritrovarsi proprio sul luogo dove furono trovati i resti di Pino Russo, in località Giardino a Monsoreto di Dinami, per un momento di preghiera e per trasformare quel posto, da luogo di morte a luogo di memoria viva. Scoperta una targa in ricordo del giovane ucciso, un monito, una pietra d’inciampo che aiuti tutte e tutti a scegliere da che parte stare.
"Abbiamo accompagnato mamma Teresa sul luogo dove vennero trovati i resti di suo figlio Pino, giovane ucciso dalla violenza criminale della ‘ndrangheta", hanno commentato a margine dell'iniziativa dal coordinamento provinciale di Libera.
"Quel luogo, da luogo di morte, è diventato luogo di assunzione di responsabilità e quindi, di memoria viva. “Omnia vincit amor” campeggia come un monito, come una sentenza irrevocabile contro quella ‘ndrangheta che controllando i corpi, pretendeva di controllare luoghi. L’amore di Pino é la più grande eredità che ci lascia e che chiama tutte e tutti noi ad essere fiamme che alimentino amore e voglia di impegno contro indifferenza e rassegnazione. Un grazie speciale all’amministrazione comunale di Dinami e al suo sindaco Antonino Di Bella per aver fortemente voluto questa iniziativa e per la sensibilità e la cura con cui ha reso la sua comunità, una comunità custode di memoria", hanno concluso dal coordinamento provinciale di Libera.