Imputati Leonardo Francesco Moscato e Francesco Muggeri per la contestata assistenza all’ex latitante di Portosalvo catturato a Zambrone

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Cinque anni di reclusione per il reato di favoreggiamento con l'aggravante dell'agevolazione di un clan mafioso ed un anno e 6 mesi per il reato di favoreggiamento di latitante ma senza aggravante.

Salvatore Tripodi

Queste le richieste formulate oggi dal pm della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo, rispettivamente per Leonardo Francesco Moscato, 23 anni, di Vibo Marina, fratello dell’attuale collaboratore di giustizia Raffaele Moscato, e per Francesco Muggeri, 65 anni, di Zambrone. Sono entrambi accusati dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia (presidente Lucia Monaco, a latere Giovanna Taricco e Pia Sordetti) di aver favorito la latitanza di Salvatore Tripodi, il 45enne di Portosalvo arrestato dai carabinieri della Stazione di Zungri il 30 luglio 2015 con un blitz in contrada “Madama” nel comune di Zambrone.

Leonardo Francesco Moscato

Dopo aver individuato il possibile nascondiglio, i militari dell’Arma avevano cinturato l’abitazione alla quale hanno anche bussato senza però ricevere alcuna risposta. Arrivato nel frattempo a bordo di un motorino Leonardo Francesco Moscato, lo stesso è stato fermato appena sceso dal mezzo e mentre si avviava nella casa in cui si nascondeva Salvatore Tripodi, quest’ultimo ricercato dal marzo 2015 quale mandante (insieme ai Piscopisani Battaglia e Fiorillo) dell’omicidio del boss di Stefanaconi Fortunato Patania.

Leonardo Francesco Moscato era stato sorpreso dai carabinieri con in mano un vassoio contenente tre caffè. Non ricevendo valide spiegazioni dal ragazzo circa la destinazione dei caffè, i militari dell’Arma della Stazione di Zungri – in tutto 6 carabinieri – avevano quindi deciso di abbattere la porta dell’abitazione all’interno della quale hanno trovato il latitante Salvatore Tripodi in compagnia del figlio minorenne.

Francesco Muggeri

Dentro l’appartamento erano state anche trovate le chiavi dell’abitazione, nonchè la somma in contanti di 3.500 euro detenuti dal latitante. Successivi accertamenti hanno poi portato i carabinieri ad appurare che l’appartamento che ha ospitato il latitante appartiene a Francesco Muggeri, 65 anni, di Zambrone. L'assoluzione "per non aver commesso il fatto" ha invece chiesto l'avvocato Giuseppe Bagnato per Francesco Muggeri sostenendo che la casa di sua proprietà era disabitata ed il suo assistito nulla sapeva della presenza all'interno del latitante Tripodi. Gli avvocati Anselmo Torchia e Domenico Anania hanno invece chiesto l'assoluzione di Leonardo Francesco Moscato "perchè il fatto non sussiste", sottolineando che manca una sentenza che riconosca Salvatore Tripodi come appartenente ad un clan mafioso ed il fatto che il loro assistito sia stato fermato con tre caffè non dimostra che avesse fatto da "vivandiere" nei confronti del latitante Salvatore Tripodi. (g.b.)