Si è svolta oggi una nuova udienza del processo per l’omicidio di Francesco Rosso, pendente innanzi alla Corte di Assise Penale di Catanzaro, barbaramente ucciso a soli 34 anni nella propria macelleria. Si è proceduto all’escussione dei testi del pm, nonché all’esame della balistica. Proprio oggi Francesco avrebbe compiuto 40 anni, ma purtroppo la madre non potrà vedere spegnere le candeline ma accontentarsi di portare un fiore sulla sua tomba.

La lettera. In occasione del suo quarantesimo compleanno la famiglia ha lanciato un messaggio non per dare fiato alle polemiche ma soltanto - si precisa - per rafforzare quel grido di aiuto e di giustizia alle Istituzioni. Nonostante si sia ancora nella fase dibattimentale, la famiglia Rosso, i familiari e gli amici, si trovano, infatti, in stato di sconforto e di disperazione, in quanto si sentono abbandonati dalle istituzioni. Le ragioni di tale stato d’animo sono molteplici. Innanzitutto, la sentenza emessa nel mese di settembre 2019 che condanna a 17 anni Danilo Monti, ritenuto l'esecutore materiale; e, poi, perché il gip aveva emesso il decreto di rinvio a giudizio nei confronti di 6 persone, fra cui figurava anche il presunto mandante Evangelista Russo, al quale "è stato concesso - ricorda la famiglia nella missiva - la possibilità di fare entrare il notaio in carcere a distanza di pochi mesi dall’arresto avvenuto il 13 dicembre 2018 e a spogliarsi di tutti i beni". Ovviamente la famiglia di Francesco Rosso non è rimasta inerte ed ha promosso azione di revocatoria civile per ottenere il ripristino della situazione. "L’apice - si legge ancora nella lettera - si è raggiunto con la revoca del provvedimento di custodia cautelare in carcere in favore di Evangelista Russo, in quella meno afflittiva degli arresti domiciliari, dopo soltanto nove mesi di carcere a fronte di quattro anni e mezzo di indagini".

Parola alla Cassazione. La revoca è stata disposta sulla scorta di una generica perizia che comunque consigliava accertamenti diagnostici più approfonditi ed il ricovero presso una struttura circondariale in grado di prestare cure mediche ad hoc. "Ovviamente quanto periziato - sottolineano i familiari della vittima - veniva totalmente disatteso sia dalla Corte di Assise Penale che dal Tribunale di Catanzaro della Libertà, per cui ad oggi, il mandante, dimora comodamente nella propria abitazione, contento di avere beffeggiato sia la famiglia di Francesco che gli inquirenti. Oggi, l’unica speranza è rappresentata dalla sentenza emessa dalla Corte di Cassazione Sezione I Penale n° 10312/2020, grazie all’impugnativa minuziosa effettuata dal Pm avverso l’ordinanza del 12 settembre 2020 di concessione degli arresti domiciliari, con la quale gli ermellini hanno rilevato la carenza di motivazione del provvedimento impugnato ed il pericolo che il Russo possa nuovamente commettere un altro omicidio".