Una nuova alleanza criminale prende forma nel cuore del lusso mediorientale. È Dubai la base operativa scelta dalla cosiddetta “Nuova Junta del Narcotraffico”, un cartello internazionale che unisce vecchi boss della cocaina, trafficanti di smeraldi e nuove leve della criminalità organizzata. A rivelarlo è un dossier finito sui tavoli di Interpol, FBI e rete I-Can, i cui contenuti sono stati riportati da il Corriere della Calabria.

L’organizzazione, rinata dopo i fasti degli anni ’90, avrebbe consolidato legami con le principali mafie internazionali, inclusa la ’ndrangheta calabrese, definita dagli inquirenti «garanzia di accesso ai mercati europei e interlocutore privilegiato dei fornitori colombiani». Un network che si muove tra Sudamerica, penisola balcanica, Oceania e Medio Oriente, sfruttando porti naturali e canali finanziari opachi. Secondo il rapporto, i vertici del cartello hanno scelto Dubai non solo per ragioni logistiche e di riservatezza, ma anche per «conferire prestigio e sfarzo alle riunioni», con dettagli che rasentano l’ostentazione: in un incontro sarebbe stato servito caffè “accompagnato da polvere d’oro”.

Intanto in Colombia la guerra è aperta. Gli attentati delle ultime settimane testimoniano il prezzo di sangue pagato dal Paese, mentre le autorità locali collaborano con partner internazionali per colpire la rete. Tra gennaio e agosto 2025 sono stati arrestati 20 narcotrafficanti stranieri: tra loro anche figure chiave della ’ndrangheta.

Il 17 marzo a Cartagena è finito in manette Emanuele Gregorini, ritenuto «capo del traffico di droga per l’America Latina» e snodo tra Cosa nostra, Camorra e clan calabresi. Pochi mesi dopo, a Bogotá, è stato catturato Federico Starnone, presunto emissario della ’ndrangheta, accusato di aver curato logistica e alleanze nel Cono Sud. In precedenza, a Cali, era stato fermato Giuseppe “Peppe” Palermo, già emerso nell’inchiesta “Pratì” della Dda di Reggio Calabria, incaricato di negoziare spedizioni di cocaina verso i porti italiani.

Le indagini hanno messo in evidenza un aspetto centrale: «le mafie internazionali hanno garantito la domanda e l’espansione del mercato», rafforzando le connessioni con i centri finanziari e le nuove tecnologie. E la ’ndrangheta, ancora una volta, si conferma uno degli attori più influenti nello scacchiere globale del narcotraffico.