Oltre due secoli e mezzo di carcere. Una vera e propria stangata per la cosca Molè. Si conclude con una valanga di condanne il processo scaturito dall'operazione denominata “Mediterraneo”, condotta dai pm Roberto Di Palma (in foto) e Matteo Centini, che vedeva alla sbarra personaggi di primo piano dello storico clan operante a Gioia Tauro, colpiti in quello che per gli inquirenti è il loro principale affare, ovvero la droga e le slot machine.

La sentenza. Al termine del processo celebrato con rito abbreviato e di una lunga camera di consiglio, il gup di Reggio Calabria, Cinzia Barillà, ha emesso la sentenza che dispone, tra l'altro, pure la confisca di due aziende. Tra le persone coinvolte e condannate figura anche il nome nome dell'attore di fiction televisive, Stefano Sammarco, accusato di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di droga. Non solo, tra le pagine dell'inchiesta compaiono contatti anche con le cosche del Vibonese ed in particolare con i Mancuso di Limbadi e Nicotera. Una sorta di alleanza per la compravendita delle armi che venivano acquistate in provincia di Vibo Valentia attraverso l'intermediazione di persone poi coinvolte nell'indagine e raggiunte da ordinanza di custodia cautelare.

Le condanne. Antonio Albanese 8 anni di reclusione; Carmelina Albanese, 8 anni di reclusione; Cosimo Amato, 6 anni e 4 mesi di reclusione; Khayi Ayoub Baba, 14 anni di reclusione; Giuseppe Belfiore, 6 anni e 4 mesi di reclusione e 10 mila euro di multa; Marino Belfiore, 3 anni e 8 mesi di reclusione e 6 mila euro di multa; Antonio Bonasorta, 6 anni e 8 mesi di reclusione e 10 mila euro di multa; Giovanni Burzì, di Joppolo, in provincia di Vibo Valentia, 2 anni di reclusione e 14 mila euro di multa; Fabio Cesari, 11 anni e 4 mesi di reclusione; Carmelo Cicciari, 8 anni e 8 mesi di reclusione; Gaetano Cicciari, 7 anni di reclusione e 9 mila euro; Patrizio D'Angelo, 2 anni e 4 mesi di reclusione e 16 mila euro di multa; Pietro Giovanni De Leo, 2 anni di reclusione (pena sospesa); Patrizio Fabi, 10 anni e 8 mesi di reclusione; Eugenio Ferramo, 2 anni e 4 mesi di reclusione e 16 mila euro di multa; Arcangelo Furfaro (collaboratore di giustizia), 12 anni e 2 di reclusione; Domenico Galati, 3 anni di reclusione e 4 mila euro di multa; Giuseppe Guardavalle, 2 anni di reclusione e 14 mila euro di multa; Girolamo Magnoli, 17 anni di reclusione; Domenico Mazzitelli, 8 anni e 8 mesi di reclusione; Ippolito Mazzitelli, 8 anni di reclusione; Pietro Mesiani Mazzacuva, 5 anni e 4 mesi di reclusione; Francesco Modaffari, 4 anni di reclusione e 4 mila euro di multa; Antonio Molè (classe 1989), 12 anni di reclusione; Antonio Molè (classe 1990), 9 anni di reclusione; Annunziato Pavia, 14 anni di reclusione; Fiorina Silvia Reitano, 8 anni di reclusione; Pasquale Saccà, 11 anni e 4 mesi di reclusione; Stefano Sammarco, 11 anni e 4 mesi di reclusione; Domenic Signoretta, di Jonadi, in provincia di Vibo Valentia, ritenuto vicino al boss Pantaleone Mancuso di Nicotera, detto "l'Ingegnere", 12 anni e 4 mesi di reclusione; Carmelo Stanganelli, 17 anni e 8 mesi di reclusione.

Assolti. Vincenzo Bagalà (richiesti 5 anni e 6 mesi di reclusione); Manuel Alexander Signoretta (richiesti 8 anni di carcere); Valeria Mesiani Mazzacuva (richiesti dai pm 9 anni di reclusione); Vincenzo Ritrovato (richiesti 8 anni di carcere).