Il pubblico ministero ha richiesto alla Corte d'Assise d'Appello ha riforma della sentenza di primo grado nei confronti di Nazzareno Patania e di sua madre Giuseppina Iacopetta, entrambi assolti

Conferma dell'ergastolo per gli imputati. La procura generale della Repubblica di Catanzaro ha richiesto nell'udienza di stamane innanzi i Giudici della Corte di Assiste di Appello la conferma della sentenza di primo grado che ha dichiarato la colpevolezza di Saverio, Salvatore e Giuseppe Patania, tutti di Stefanaconi, condannati all'ergastolo, insieme con Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, 56 anni, di Nicotera Marina, esponente di spicco dell’omonimo clan; Cristian Loielo, 26 anni, di Sant’Angelo di Gerocarne (Vv); Salvatore Callea, 50 anni, di Oppido Mamertina (Rc); Francesco Lopreiato, 31 anni, di San Gregorio d’Ippona; Giuseppe Comito, 41 anni, di Vibo Marina; trent'anni di reclusione sono stati invece inflitti a Cosimo Caglioti, di Sant'Angelo di Gerocarne, mentre la Corte di primo grado ha assolto Giuseppina Iacopetta e suo Figlio Nazzareno Patania.

Riforma della sentenza assolutoria di primo grado. Per i due imputati assolti, Giuseppina Iacopetta e Nazzareno Patania, rispettivamente vedova e figlio di Fortunato Patania, ucciso nel settembre 2011, il pubblico ministero ha richiesto alla Corte di Assise di Appello la riforma della sentenza di primo grado, invocando per entrambi la condanna al carcere a vita.

Operazione “Gringia”. Il processo nasce dall'operazione denominata “Gringia”, per accertare le responsabilità di una faida innescata da gruppi criminali contrapposti tra loro, i Patania di Stefanaconi contro un neo costituto gruppo di soggetti nato dalle ceneri della consorteria capeggiata dai Bartolotta, nonché contro i “Piscopisani”, delle famiglie di Fiorillo, Galati e Battaglia, alleati con Francesco Scrugli.
Il procedimento, che ha visto stamane la discussione del pm e dell'avv. Rotundo è stato aggiornato all'udienza del 10 novembre, per proseguire il 22 novembre ed il 13 dicembre prossimi.