Una lunga scia di attentati e agguati ha caratterizzato gli ultimi vent’anni nelle Preserre vibonesi, teatro di quella che gli inquirenti ricostruiscono come una seconda guerra di ’ndrangheta dopo quella tra gli anni ’80 e ’90 tra i Loielo e i Maiolo. Al centro della contrapposizione, secondo le indagini della Dda di Catanzaro e dei Carabinieri di Vibo, i gruppi riconducibili ai Loielo, ai Maiolo e alla formazione Emanuele-Idà-Maiolo.

La rottura degli equilibri viene fatta risalire al duplice omicidio dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo, avvenuto il 22 aprile 2002, e alla successiva ascesa del gruppo rivale. Una fase di stabilità si sarebbe mantenuta fino al 2012, quando l’operazione “Luce nei boschi”, del 25 gennaio 2012, colpì la struttura degli Emanuele, aprendo – secondo gli inquirenti – alla ripresa delle mire espansionistiche dei Loielo, sostenuti dai Mancuso.

Nel periodo 2009-2011 si registrano tentati omicidi ai danni di Salvatore Inzillo e di Giovanni Alessandro Nesci, indicato come contiguo ai Loielo, insieme ai nomi di Angelo Nesci, Giovanni Nesci, Biagio Dominello, Nicola Rimedio e Massimo Nesci. Il 2012 segna una nuova escalation: il tentato omicidio di Giovanni Emmanuele e l’omicidio di Nicola Rimedio, seguito da quello di Antonino Zupo e del 63enne Domenico Ciconte. Nella stessa fase viene ucciso per errore il 19enne Filippo Ceravolo, mentre risultano indagati Bruno Lazzaro, Nicola Ciconte e Alex Nesci. In quegli anni emergono anche le figure di Cristian Loielo e Walter Loielo.

Tra il 2013 e il 2015 la sequenza prosegue con l’omicidio di Salvatore Lazzaro, gli agguati contro Valerio Loielo e Alex Loielo, e il coinvolgimento di Rinaldino e Antonino Loielo. Nel 2014 viene preso di mira Domenico Stambè, mentre nel 2015 viene ucciso Salvatore Inzillo. Restano inoltre agli atti le sparizioni di Massimo Lampasi.

Nel 2017 si registra una nuova fase di violenza con il tentato omicidio di Giovanni Alessandro Nesci e l’omicidio dello stesso Inzillo, oltre a un nuovo agguato contro Nesci e il fratello Manuel. Seguono gli episodi che coinvolgono Nicola Ciconte, destinatario di un ordigno, e ulteriori contrapposizioni tra i gruppi, ricostruite anche nell’inchiesta “Black Widows”, poi ridimensionata in appello.

Le indagini più recenti, comprese le operazioni “Jerakarni” e “Mbrogghjia”, delineano una mappa di alleanze e contrapposizioni che vede, tra gli altri, i Lazzaro, i Rimedio, i Nesci, i Ciconte, gli Zupo (Antonino, Gaetano e Domenico Zannino), i Tassone, Giovanni Emmanuele e i fratelli Loielo contrapposti a soggetti indicati come vicini al fronte opposto. Una lunga sequenza di episodi di sangue che, secondo gli investigatori, ha visto come vittime e protagonisti soprattutto giovani sotto i 30 anni.