Dall'avvocato Maurizio Punturieri, su mandato del sig. Rosario Azzarà, legale rappresentante della soc. Ased, riceviamo e pubblichiamo:

"Il contenuto dell'articolo a firma di Giuseppe Baglivo a titolo "Rifiuti a Vibo: ditta aggiudicataria finisce in inchieste antimafia", pubblicato nell'edizione online del 25 gennaio 2016 e ripreso dai vari motori di ricerca ha certamente contenuto diffamatorio e calunnioso. Il senso di questa nota è quello di chiedere la pubblicazione sul giornale da lei diretto di alcune osservazioni in fatto: 1) Allo stato, a meno che il Baglivo non abbia notizie diverse che configurerebbero il reato di cui all'art. 326 c.p., l'Azzarà non è, per quanto a lui suscettibile di comunicazione, indagato in alcun procedimento penale derivato dalle dichiarazioni e/o intercettazioni rese da Aiello Salvatore. 2) Il nome dell'Azzarà è contenuto in una delle informative del Commissariato di Siderno che poi sono confluite nell'informativa finale ed infine nell'ordinanza di custodia cautelare denominata "La morsa degli appalti" eseguita dalla Dda di Reggio Calabria. Dalla lettura degli atti apprenderà che quanto "allusivamente" scritto non è per nulla oggetto di interesse da parte della Pg procedente. Come da annotazione di Pg che le allego, il sig Aiello Salvatore non ha alcun legame di parentela con De Stefano Orazio e che quindi il contenuto delle sue affermazioni, pure richiamate, lascia perplessi per tacere d'altro. 3) Come già detto, nulla di penalmente rilevante a carico dell'Azzarà. Interessante è poi il contenuto della trascrizione integrale della conversazione progr. 1632 del 29/07/2009 (pure richiamata) che testimonia una volta di più come il Baglivo non solo non l'abbia letta interamente ma ne abbia travisato il senso. 4) Eppure, un giornalista che si definisce "d'inchiesta" avrebbe potuto e dovuto operare una profonda analisi delle fonti. Avrebbe anche scoperto che i rapporti tra Ased e Fata Morgana sono iniziati a settembre 2009 e sono cessati nel 2010. Non è questa la sede per esplicitare le ragioni di ordine civilistico che hanno determinato questo. Nessun "monopolio" per come facilmente riscontrabile. Del resto, se il Baglivo non avesse travisato una volta di più il senso dell'informativa di Pg non sarebbe arrivato ad attribuire allo scritto della Polizia significati che non esistono e che, per giunta, sono del tutto infondati. In termini tecnici dovrebbero definirsi affermazioni apodittiche. Per il resto e davvero ce ne sarebbe parecchio, non ritengo di insistere in questa sede".

Sin qui la nota dell'avvocato Maurizio Punturieri.

Allo stesso facciamo tuttavia osservare che: 1) se il nostro articolo ha "certamente" (per come lo stesso legale scrive) "contenuto diffamatorio e calunnioso" a stabilirlo non può essere ovviamente lo stesso avvocato ma solo ed esclusivamente un giudice. Quindi, l'avverbio "certamente" ci appare leggermente fuori luogo. 2) In nessun passaggio dell'articolo "incriminato" dall'avvocato è stato scritto o affermato che l'Azzarà è indagato, anzi abbiamo scritto l'esatto contrario. 3) Il giornalista non ha travisato alcun senso di nessuna trascrizione di conversazione, per il semplicissimo fatto che non vi è nell'articolo in questione - come facilmente rilevabile da chiunque abbia interesse a leggere con attenzione - alcun commento da parte del giornalista e neanche alcuna minima considerazione personale sulla conversazione in questione. La stessa è stata infatti riportata - così come quasi tutto l'articolo - fra virgolette. Quindi se di travisamento l'avvocato Punturieri vuol parlare, lo stesso presunto travisamento dovrebbe andare a ricercarlo, al limite, nella polizia giudiziaria e nel gip che ha riportato tali conversazioni che il giornalista si è limitato a riportare virgolettando tutto "      "    dall'inizio alla fine.  4)Ribadiamo, infine, ancora una volta che il giornalista non ha attribuito in nessun passaggio del proprio articolo alcun significato allo scritto della polizia, ma si è semplicemente limitato a riportare fra virgolette "   "  quanto contenuto nell'ordinanza del gip distrettuale di Reggio Calabria. 5) Prendiamo invece atto che il sig. Salvatore Aiello, da qualche settimana collaboratore di giustizia (o "pentito" di mafia, se si preferisce), non è cugino del boss Orazio De Stefano. Spiace però che tale nota l'avvocato - che ci scrive di "motori di ricerca" internet - abbia indirizzato unicamente alla nostra testata giornalistica. Basta infatti scrivere sul motore di ricerca google "salvatore aiello cugino de stefano" e l'avvocato potrà facilmente constatare che un infinito numero di testate on line e siti internet hanno scritto da tempo di tale legame (errato, a quanto pare), senza però che il legale inviasse loro l'annotazione di Pg che invia invece a noi. In ogni caso, se Salvatore Aiello - per come riporta la nota di Pg - non è cugino di Orazio De Stefano, al limite chi dovrebbe sentirsi offeso (se di offesa si vuol parlare) è l'Aiello stesso o eventualmente il De Stefano, non certo Azzarà posto che il legame parentale errato non riguarda la sua persona (la persona dell'Azzarà). Nell'informare, in ultimo, l'avvocato Punturieri in ordine al fatto che non siamo stati nè la prima testata giornalistica, e neppure l'ultima, ad occuparci in questi giorni (negli stessi ed identici termini) della vicenda riguardante la ditta Ased a Vibo, porgiamo distinti saluti.

Redazione Zoom24 e Giuseppe Baglivo

Rifiuti a Vibo: ditta aggiudicataria finisce in inchieste antimafia (LEGGI QUI)