'Ndrangheta: parrucchiere ucciso nel Vibonese, tutti assolti pure in Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura generale di Catanzaro rendendo definitive tre assoluzioni per la scomparsa di Placido Scaramozzino di Acquaro
La Cassazione ha dichiarato "inammissibile" il ricorso del sostituto procuratore generale di Catanzaro, Salvatore Curcio, avverso il verdetto assolutorio decretato in secondo grado nei confronti dei tre imputati accusati dell'omicidio e della soppressione del cadavere di Placido Scaramozzino.


Confermata, dunque, dalla Suprema Corte la sentenza con la quale il 13 novembre 2014 la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha assolto per “non aver commesso il fatto” i tre imputati accusati dell’omicidio di Placido Scamozzino, il parrucchiere di Acquaro, nel Vibonese, ucciso il 28 settembre 1993 ed il cui corpo non è mai stato ritrovato.

Cancellata quindi la pena a 28 anni di reclusione inflitta in primo grado ad Antonio Altamura, 70 anni, ritenuto a capo del “locale di ‘ndrangheta” di Ariola, nelle Serre vibonesi, ed a Vincenzo Taverniti, 56 anni, alias “Cenzo d’Ariola”, originario di Ariola ma residente a Stilo, in provincia di Reggio Calabria. Assolto anche Antonio Gallace, 50 anni, di Arena, sempre in provincia di Vibo, che aveva incassato l'assoluzione pure in primo grado. Per Altamura e Taverniti, il sostituto procuratore generale di Catanzaro, Salvatore Curcio, in appello aveva chiesto la pena dell’ergastolo, mentre 24 anni erano stati chiesti, sempre in appello, per Gallace. Secondo l’accusa, costruita dalla Squadra Mobile di Catanzaro all’epoca diretta da Rodolfo Ruperti e dalla Dda all’epoca diretta dal procuratore Giuseppe Borrelli, il parrucchiere Placido Scaramozzino avrebbe pagato con la vita una presunta vicinanza al clan Maiolo di Acquaro, rivale della ‘ndrina di Ariola.

La ricostruzione del delitto era stata possibile grazie ai collaboratori di giustizia Enzo Taverniti e Francesco Loielo, entrambi di Gerocarne. La vittima sarebbe stata ferita a colpi di zappa in testa ed in altre parti del corpo e poi seppellita ancora viva fra i boschi di Gerocarne. L'impianto accusatorio (che rappresenta un troncone investigativo dell'inchiesta "Luce nei boschi") non ha però retto in appello ed ora neppure dinanzi alla Cassazione che ha reso le assoluzioni definitive. Antonio Altamura era difeso dagli avvocati Giovanni Marafioti e Salvatore Staiano; Vincenzo Taverniti dall'avvocato Francesco Lojacono e nei giudizi di merito anche dagli avvocati Cicino e Staiano; Antonio Gallace dall'avvocato Staiano. Anche la Procura Generale della Cassazione aveva chiesto il rigetto del ricorso presentato dalla Procura Generale di Catanzaro. L'omicidio di Placido Scaramozzino rimane dunque impunito. (g.b.)



