"Canalone dei veleni", il processo a Palmi inizia con il piede sbagliato
Il legittimo impedimento di tre testimoni ha obbligato il giudice a rinviare il processo al prossimo 6 novembre 2018
Il legittimo impedimento di tre testimoni ha obbligato il giudice a rinviare il processo al prossimo novembre. Inizia con il piede sbagliato il procedimento intentato dalla procura di Palmi per il famigerato “canalone dei veleni” dell’area portuale di San Ferdinando. Nella mattinata di ieri dovevano essere sentiti tre testimoni del pubblico ministero, ma causa legittimi impedimenti, il processo è stato rinviato al 6 novembre del 2018.
L'imputato Unico imputato nel procedimento è Oreste Tarantino, in qualità di presidente del consiglio d’amministrazione e legale rappresentante dell’azienda Coopmar, società di rizzaggio che opera all’interno dello scalo portuale di Gioia Tauro. Nel corso procedimento si è costituita parte civile il comune di Gioia Tauro, ma non quello di San Ferdinando.
Il caso del famigerato “canalone dei veleni” era stato sollevato da alcuni cittadini di San Ferdinando che si erano accorti di quello strano sversamento in mare di sostanze non meglio identificate facendo scattare l’allarme. Quegli stessi cittadini costituirono il “Comitato 7 agosto”, dalla data della scoperta.
Le indagini Dopo settimane di polemiche sulla competenze nell’area dove ricadeva il canalone, le autorità aprirono un’indagine affidata ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico, ai colleghi di San Ferdinando e alla Capitaneria di porto di Gioia Tauro. A conclusione di un lungo controllo si era arrivati al sequestro di alcuni capannoni e di parte degli impianti della Coopmar, società che opera nello scalo portuale e che gestisce servizi che riguardano la movimentazione di merci e l’imbarco e lo sbarco di container. I carabinieri e il personale della Capitaneria di porto avevano proceduto al sequestro preventivo dell’intera area ricadente nella concessione data alla società Coopmar, mentre una informativa era stata inoltrata nella stessa giornata alla Procura di Palmi che aveva fatto scattare l’incriminazione nei confronti di Tarantino. Le violazioni contestate riguardano l’illecito smaltimento di rifiuti e il deposito incontrollato di rifiuti.
Un’accusa che Tarantino ha contestato con forza nei giorni successivi ai controlli e al sequestro operato dalle forze di polizia.
