A Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria le sigle sindacali sono tornate in piazza per chiedere al Governo una riforma credibile delle pensioni 

Si torna a scendere in piazza per chiedere al Governo una riforma credibile delle pensioni e capace di aprire le porte del mercato del lavoro ai tanti giovani disoccupati. In maniera unitaria le tre sigle sindacali - Cgil, Cisl e Uil - hanno quindi organizzato questa mattina una manifestazione di respiro nazionale per mandare al Governo un messaggio chiaro e inequivocabile: si riapra il confronto interrotto sulla riforma delle pensioni. In Calabria, i sindacati hanno protestato a Catanzaro, a Cosenza e a Reggio Calabria chiedendo un incontro con i rispettivi rappresentanti governativi sul territorio. L'intento era quello di far arrivare a Roma il maggior numero di comunicazioni possibili. E l'obiettivo è stato raggiunto a pieno, in tarda mattinata il prefetto di Catanzaro, Maria Luisa Latella, ha ricevuto i segretari regionali delle tre confederazioni impegnandosi a trasmettere una nota a Roma contenente le istanze avanzate dal sindacato.

Piattaforma. Una piattaforma programmatica redatta dalle tre sigle sindacali, per la verità, è già sul tavolo del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ciò che ora si chiede è un'accelerazione nella discussione della riforma dopo l'interruzione dell'interlocuzione avvenuta dopo il licenziamento della legge di stabilità.

Termini della questione. Nel documento unitario sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil vengono affrontati i nervi tuttora scoperti creati dalla tanto vituperata  riforma Fornero. "E' necessario - scrivono i sindacati - un intervento strutturale di riforma che dia certezza ai lavoratori e alle lavoratrici, giovani e meno giovani, e restituisca una parte delle risorse risparmiate sulla loro pelle per riaffermare solidarietà, flessibilità e equità. Tale riforma è urgente anche per sbloccare il mercato del lavoro e offrire occupazione ai giovani, pesantemente penalizzati dall'attuale normativa, sia per il loro futuro pensionistico, che per il sostanziale blocco del turn over in atto".


Il lavoro di cura. "Le donne sono state profondamente penalizzate dalla riforma Fornero, dal momento che l'innalzamento dei requisiti pensionistici è stato troppo accelerato, sia nel settore pubblico che privato, senza tenere sufficientemente conto del ruolo da loro svolto nel lavoro di cura che supplisce alle carenze del sistema di welfare e provoca buchi contributivi che determinano una forma "femminile" di povertà pensionistica. E' necessario estendere e potenziare, presso tutte le gestioni previdenziali. il riconoscimento della contribuzione figurativa per i periodi in cui le donne e gli uomini si dedicano al lavoro di cura e assistenza di familiari disabili".

Lavori usuranti. "La normativa attuale sui lavori usuranti non risponde alle esigenze di riconoscere che i lavori non sono tutti uguali: definisce poche tipologie, esclude interi settori (ad  esempio l'edilizia) e applica regole che impediscono alla quasi totalità degli interessati di usufruirne. da ciò i risparmi consistenti sistematicamente impiegati su altri capitoli di bilancio dello Stato".

Previdenza complementare. "Cgil, Cisl e Uil riconfermano l'importanza del ruolo svolto dalla previdenza complementare nel concorrere ad assicurare più elevati livelli di copertura previdenziale. Anche a tale riguardo è necessario che il Governo valorizzi la peculiarità del risparmio gestito dai fondi pensione negoziali, riconoscendone la finalità sociale anche sul piano fiscale, riportando all'11% l'imposta sostituiva innalzata al 20% per una malintesa idea di equiparazione alle rendite finanziarie". (Cz1)