Al Nord come al Sud. La 'ndrangheta è sempre più un cancro che si infiltra nel tessuto produttivo ed economico producendo effetti negativi sulla crescita e sull'occupazione nel lungo periodo. E' quanto emerge da un report della Banca d'Italia. I tecnici di Palazzo Koch registrano una vera e propria emorragia di posti di lavoro nella aree geografiche dove le consorterie criminali hanno preso il sopravvento iniettando denaro "sporco" nell'economia legale. Tra il 1971 e il 2011 laddove la 'ndrangheta è più forte e ha maggiori capacità di investimento, l'occupazione è sempre più debole e in questo arco temporale ha segnato addirittura un -28%.

La tecnica è sempre la stessa, i clan della 'ndrangheta devono riciclare l'enorme fiume di denaro guadagnato dal traffico di droga e per farlo decidono sempre più spesso di operare in settori legati al pubblico. Nel breve periodo l'infiltrazione sembra portare effettive benevoli con l'aumento del fatturato delle imprese interessate dovuto proprio all'iniezione di denaro "sporco" che però inizia ad inquinare il mercato e a generare nel lungo periodo una serie di effetti negativi. Le imprese sane non reggono alla concorrenza sleale e iniziano a chiudere o andare in crisi. A pagare dazio è sempre l'ultimo anello della catena: i lavoratori. Così la 'ndrangheta riesce anche a sostituirsi allo Stato, elargendo posti di lavoro e creando il consenso sociale di cui si nutrono. Il benessere generato è però un'illusione destinata ad essere smascherata con il passare del tempo. Dallo studio di Banca Italia si scopre infatti che i territori “inquinati” dalla ndrangheta nel Centro e nel Nord Italia hanno subìto una costante perdita di occupazione dovuta proprio alla penetrazione criminale nell’imprenditoria.

Una emorragia registrata dai tecnici di Palazzo Koch in uno studio che calcola a livello matematico quanto la presenza mafiosa incida sul mondo del lavoro. Un contesto sconcertate, che dimostra – qualora ce ne fosse ancora bisogno – quanto la criminalità organizzata rallenti lo sviluppo delle zone che finiscono sotto il suo controllo. Un controllo capillare, che riesce a inquinare il mondo dell’imprenditoria, dei professionisti, della Pubblica amministrazione, delle forze dell’ordine e della politica, come emerge dalle informative investigative della Direzione nazionale antimafia.