Operazione Crisalide, la cosca al servizio di politici e professionisti
Il blitz Antimafia contro la cosca Cerra- Torcasio- Gualtieri svela ulteriori dettagli nella commistione tra 'ndrangheta e politica nel Comune di Lamezia Terme
di GABRIELLA PASSARIELLO
Sostegno elettorale in cambio di denaro, procacciamento di voti che avrebbero consentito alla ‘ndrangheta di infiltrarsi all’interno del civico consesso di Lamezia Terme. L’ordinanza vergata dal gip Pietro Scuteri, nell’ambito dell’operazione antimafia Crisalide che ieri ha portato a sette nuovi arresti, svela in modo dettagliato il legame privilegiato che politici e professionisti avrebbero avuto con la cosca Cerra- Torcasio- Gualtieri- nel corso della campagna elettorale tenutasi a Lamezia nel 2015. Il candidato sindaco Pasqualino Ruberto, Giuseppe Paladino e Antonio Mazza, candidati al Consiglio comunale nella lista civica “Pasqualino Ruberto Sindaco” , insieme al medico Giovanni Paladino, avrebbero contribuito a rafforzare la cosca retta da Antonio Miceli e Teresina Cerra. In cambio di favori e somme di danaro “elargite- si legge negli atti- dai candidati Pasqualino Ruberto e Giuseppe Paladino”, avrebbero inquinando la campagna elettorale, richiedendo ed ottenendo dal clan quell’appoggio elettorale, che avrebbe poi consentito a Ruberto e Giuseppe Paladino di diventare consiglieri comunali di minoranza.
"La scalata di Paladino". In particolare Giuseppe Paladino, avrebbe ottenuto sostegno elettorale dall'organizzazione criminale soprattutto grazie all'intercessione del padre Giovanni ritenuto contiguo alla cosca sin dai primi anni '90. Dall’ordinanza risulta che il padre aveva avuto una serie di rapporti con noti esponenti del clan tra cui Teresina Cerra e Vincenzo Torcasio, detto u’ niguru, in un’ epoca in cui ricopriva nel civico consesso di Lamezia Tenne la carica di consigliere comunale, successivamente sciolto per infiltrazioni mafiose con decreto emesso dal presidente della Repubblica Cossiga datato 30 settembre1991. Giovanni Paladino avrebbe tratto vantaggio da scambi di preferenze con i consiglieri comunali Gino Benincasa e Giovanni Governa, questi ultimi considerati elementi di spicco dell'allora cosca unitaria "Cerra - Torcasio - Giampà''.
E quella di Ruberto. A sostenere la campagna di Ruberto ci avrebbe pensato anche il candidato al consiglio comunale (non eletto) Antonio Mazza, grazie al suo rapporto privilegiato con il "reggente "Antonio Miceli, con cui, insieme al candidato Giuseppe Paladino, avrebbe organizzato le modalità di esecuzione della propaganda elettorale, con metodi non proprio ortodossi: “con minacce e violenza, veniva ostacolato il libero esercizio elettorale delle liste politiche avverse”. Tra l’altro il candidato Mazza per garantire alla cosca Cerra- Torcasio- Gualtieri- ingenti introiti di natura economica, avrebbe fatto in modo che il "reggente" Antonio Miceli partecipasse ad alcune riunioni alle quali prendevano parte, oltre allo stesso Mazza anche investitori stranieri intenzionati a realizzare, in area Lametina, un progetto che gli avrebbe assicurato lauti guadagni. Tra i sostenitori della lista civica Pasqualino Ruberto sindaco c’era anche Giuseppe Grande, figlio di Vincenzo e uomo di fiducia di Miceli, che per conto della cosca “Cerra- Torcasio- Gualtieri- avrebbe gestito e coordinato il traffico illecito di sostanze stupefacenti. Si sarebbe impegnato in prima persona nella relativa propaganda elettorale, minacciando finanche gli attacchini che affiggevano, nella zona di influenza della cosca di appartenenza, i manifesti elettorali di taluni candidati inseriti in liste politiche concorrenti.
