'Ndrangheta e affari: assolto imprenditore vibonese (NOME)
Il Tribunale collegiale di Verona ha assolto Francesco Vallone , imprenditore originario della Provincia di Vibo Valentia e molto affermato nel veronese, accusato dalla Procura Antimafia di Venezia di tre condotte di riciclaggio, connesse a fatturazioni per operazioni inesistenti, ritenute aggravate in quanto commesse al fine di agevolare la cosca “Grande Aracri” di Cutro, sodalizio mafioso avente le sue ramificazioni in Emilia Romagna e Veneto così come hanno irrevocabilmente ricostruito le operazioni “Aemilia” e “Isola scaligera”.
Francesco Vallone è difeso dagli avvocati Giovanni Vecchio e Bruno Vallelunga. Il procedimento penale in questione, convenzionalmente denominato “Taurus”, ruota intorno alla contestazione dell’esistenza di un sodalizio ‘ndranghetistico, costituito dalle famiglie Gerace-Albanese-Napoli-Versace, avente base operativa nella provincia di Verona. In particolare, ad avviso dei pm antimafia veneziani, sarebbe stata accertata l’esistenza non solo di un’associazione mafiosa operante nella Provincia di Verona dai primi anni ’80, ma anche numerosi altri reati riferibili al sodalizio (estorsioni, furti, ricettazioni, riciclaggi e reati in materia di narcotraffico).
Le operazioni investigative, condotte dai Carabinieri del Ros di Padova, avevano portato, nel luglio 2020, all’arresto di 33 persone, per un totale di oltre ottanta indagati e più di cento capi d’imputazione. La sentenza emessa ieri sera dal Tribunale collegiale di Verona ha confermato buona parte dell’impostazione accusatoria, riconoscendo l’esistenza dell’ipotizzata associazione mafiosa e irrogando pene fino a 24 anni di reclusione per i presunti capi promotori del sodalizio.
Come si diceva, tuttavia, non hanno retto le accuse nei confronti di Francesco Vallone, imprenditore molto noto nella realtà scaligera e titolare di un importante centro studi, che è stato assolto da tutti i reati che gli venivano contestati.
Giova ricordare che Francesco Vallone, nello stesso procedimento, rispondeva a piede libero dal momento che era stato rimesso in libertà dalla Corte di Cassazione. In particolare, i giudici di legittimità per due volte, accogliendo i ricorsi dei difensori, avevano invalidato l’ordinanza confermativa della custodia cautelare emessa dal Tribunale del riesame di Venezia e la seconda volta si era registrato un annullamento senza rinvio con conseguente liberazione dell’indagato detenuto.
