Le recenti rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia hanno scosso profondamente il sistema penitenziario calabrese, evidenziando la presunta connivenza tra le alte gerarchie della 'ndrangheta e il personale nel carcere di Catanzaro. Secondo le testimonianze raccolte nell'ambito di un'inchiesta che ha portato all'arresto dell'ex direttrice Angela Paravati, riportate dalla Gazzetta del Sud, i capi dei più potenti clan della 'ndrangheta avrebbero esercitato un controllo quasi assoluto sui corridoi e le celle del penitenziario, godendo di privilegi impensabili per un detenuto comune.

Giuseppe Comito, ex affiliato ai Mancuso di Limbadi-Nicotera, ha fornito un resoconto sconcertante delle dinamiche all'interno del carcere. Ha testimoniato che durante il periodo di isolamento di Emanuele Mancuso, quest'ultimo è stato raggiunto dal fratello Giuseppe, il quale avrebbe sfidato apertamente le regole di sicurezza del penitenziario inveendo contro il collaboratore di giustizia e rampollo del potente clan. Questo episodio si sarebbe svolto alla luce del giorno, senza che il personale di custodia intervenisse per fermare Giuseppe Mancuso, come riporta la Gazzetta del Sud.

Le rivelazioni di Massimo Colosimo, un altro collaboratore di giustizia, confermano l'atmosfera di impunità che regnava tra i boss della 'ndrangheta dietro le sbarre di Catanzaro. Colosimo ha descritto come durante i "passeggi", i momenti di ricreazione all'aperto, fosse possibile interagire liberamente con i capi criminali detenuti nel regime di massima sicurezza, senza che nessuno sollevasse obiezioni. Questa situazione, secondo Colosimo, rispecchiava la stessa autorità che i boss esercitavano sul territorio esterno al carcere.

Inoltre, Colosimo ha fornito dettagli inquietanti riguardo alla consegna della "dote" all'interno del penitenziario Ugo Caridi. Ha dichiarato di aver ricevuto questa "dote", un segno di riconoscimento e appartenenza alla 'ndrangheta, direttamente da altri affiliati, dimostrando come le gerarchie criminali mantenessero la loro struttura organizzativa anche dietro le sbarre.

Un altro episodio emblematico è stato riferito da Colosimo, riguardante l'invio della "carta della copiata" da parte di un esponente del clan Trapasso al "boss di riferimento Cataldo Marincola", dimostrando così la presenza e l'attività organizzativa dei clan all'interno del carcere, ha riportato ancora la Gazzetta del Sud.