Burocrazia bloccata dopo l'inchiesta, Occhiuto: "Rischiava di saltare tutto il mio lavoro"
"Le accuse nei miei confronti sono il risultato di ricostruzioni parziali e non corrette. Sono stato socio di Posteraro dal 2016, ma dopo un litigio sul valore delle quote mi sono affidato a un perito. Ho accettato di uscire dalla società con 120mila euro e una Smart venduta a prezzo simbolico. Ho spiegato tutto ai magistrati, sono sereno. Mi aspetto l’archiviazione del caso".
Il presidente della Regione Roberto Occhiuto, ospite di una trasmissione televisiva su La7, ritorna sull'inchiesta che lo riguarda prima di passare alle questioni preminentemente politiche, a cominciare dalle sue dimissioni e dalla ricandidatura. "Mi sono dimesso -spiega -perchè in Regione nessuno firmava più nulla sebbene io avessi chiarito loro che il lavoro non dovesse fermarsi". Ormai, "mi consideravano un presidente zombie".
Da qui la necessità di staccare la spina e ripartire "per completare il lavoro. Alla Calabria -rimarca Occhiuto -servono cinque anni pieni per riorganizzare la macchina amministrativa". Provato ma non sfiduciato, Occhiuto, che ricorda: “Ho inventato una mansione alternativa per evitare che centinaia di lavoratori rimanessero senza occupazione. Ma ora rischia di saltare tutto per colpa della burocrazia bloccata".
E ancora: "Abbiamo ricevuto 3 miliardi per la SS 106 e altri finanziamenti. E ora ho chiesto a Salvini un altro miliardo per l’Alta Velocità". Positivo il giudizio sul ministro leghista che un tempo era anti-Sud ed anti-Calabria: "Si è convertito come San Paolo. Mai avrei pensato che un ministro leghista volesse davvero costruire il Ponte. Ma chi si converte spesso ha la fede più autentica".
