Non è solo una sanzione pecuniaria, ma un boccone amaro che sa di beffa istituzionale. Con un misto di delusione, fastidio e profonda amarezza, Pasquale Farfaglia, sindaco di San Gregorio d’Ippona, ha comunicato questa mattina ai propri collaboratori di essere stato colpito da un decreto penale di condanna per reati ambientali. Un provvedimento che lo vede destinatario di una multa di 3.000 euro per una gestione dei reflui che, di fatto, sconta decenni di mancanze strutturali.

Il decreto fa riferimento agli articoli 81 e 674 del Codice Penale. Al primo cittadino viene contestato, nella sua qualità di sindaco, di aver causato e mantenuto lo scarico di acque reflue prive di adeguato trattamento depurativo, confluite direttamente su un fondo agricolo.

Il sindaco Pasquale Farfaglia

Si tratta di un "copione" già visto: la medesima sorte giudiziaria era infatti toccata al precedente sindaco solo pochi anni fa, segno di un problema sistemico mai risolto.

Il vero paradosso di questa vicenda risiede nella cronistoria infrastrutturale del comune. Farfaglia ha spiegato con chiarezza che il depuratore comunale, realizzato nell'ormai lontano 1985, non è mai entrato effettivamente in funzione. Una cattedrale nel deserto lunga quarant’anni che oggi presenta il conto, sotto forma di sanzioni penali, a chi si trova pro tempore alla guida del municipio.

Nonostante l'amarezza per una condanna percepita come ingiusta date le circostanze storiche, il sindaco ha annunciato che i passi per uscire dall'emergenza sono già stati compiuti. Infatti, è attualmente in fase di redazione il piano tecnico per il collettamento dei reflui verso l’impianto di depurazione di Piscopio.

Per San Gregorio d’Ippona si tratta di una corsa contro il tempo per chiudere una stagione di illegalità ambientale involontaria e cancellare quel "paradosso" che vede i sindaci condannati per colpe che affondano le radici in decenni di inerzia tecnica e burocratica.