Dopo l'avviso di conclusione indagini arriva la richiesta di rinvio a giudizio. Rischiano il processo 17 dei 46 indagati coinvolti nell'inchiesta sfociata nell'operazione "Stammer 2" che nei mesi scorsi portò all'arresto di 25 persone. Un'indagine articolata, condotta dalla guardia di finanza sotto il coordinato della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha disarticolato una presunta organizzazione che avrebbe importato circa cinque tonnellata di marijuana dall’Albania. Contestualmente il gup distrettuale di Catanzaro ha fissato per il prossimo 27 settembre l'udienza preliminare che si terrà alle 9.30 nell'aula bunker del tribunale catanzarese.


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I nomi. La richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm antimafia Camillo Falvo, che ha coordinato le indagini per conto della Dda di Catanzaro sotto la supervisione del procuratore capo Nicolga Gratteri, riguarda le persone la cui posizione è stata stralciata perché non era possibile procedere con il rito immediato cautelare.  Si tratta di Fortunato Baldo, nato a Soriano Calabro il 13.02.1995 (difeso dagli avvocati Gregorio Viscomi e Michelangelo Miceli);  Melina Cannatà, nata a Vibo Valentia il 20.07.1971 (avvocato Giovanni Vecchio); Francesco Fiarè, nato a Vibo Valentia il 30.03.1980 (avvocati Sergio Rotundo e Giuseppe Monardo);  Ippolito Andrea Fortuna, nato a Taurianova (RC) (avvocato Giovanni Vecchio); Elvis Hajdini, nato a Vlore (Albania) il 04.02.1993, latitante;  Fortunato Loschiavo, nato a Mileto il 7.03.1971 (avvocato Diego Brancia); Francesco Paladino, nato a Cinquefrondi (RC)  il 19.10.1991; Salvatore Paladino, nato a Rosarno (RC) il 27.01.1959;  Massimo Pannaci, nato a Vibo Valentia il 20.06.1967; Giuseppe Vittorio Petullà, nato a Mileto (VV) 1'01.10.1958; Michell Vincenzo Piperno, nato in Germania il 08.03.1982 (avvocato Ivan Colciago); Giuseppe Pititto, nato a Vibo Valentia 1'08.02.1992 (avvocati Gianfranco Giunta e Giuseppe Monteleone); Pasquale Pititto, nato a Mileto (VV) il 31.12.1968 (avvocati Giovanni Marafiorioti e Francesco Sabatino); Salvatore Pititto, nato a Mileto (VV) il 02.12.1968 (avvocati Nicola Cantafora e Giuseppe Bagnato); Antonio Massimiliano Varone, nato a Vibo Valentia il 05.05.1975 (avvocati Leopoldo Marchese e Michelangelo Miceli); Claudio Tortora, nato a Vibo Valentia il 28.03.1990 (avvocato Francesco Schimio); Oksana Verman, nata in Ucraina (EE) il 23.11.1976, collaboratrice di giustizia.

Stammer 2. L’operazione nacque da uno stralcio della nota operazione “Stammer”, con cui erano state già colpite, nel mese di gennaio dello scorso anno, le ‘ndrine del vibonese solitamente impegnate nel business della cocaina, e costituì un ampliamento delle indagini che hanno dimostrato come i trafficanti calabresi, fiutando la possibilità di ottenere a facili guadagni, investivano ingenti capitali in un imponente traffico di marijuana. L’attività documenta proprio come le potenti ‘ndrine vibonesi sono entrate in affari con i narcos albanesi, partner di provata efficienza, che, ad oggi, si possono considerare i più importanti produttori di marijuana del continente, vantando basi logistiche praticamente in tutta Europa. Le indagini hanno, di fatto, consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, basata su un accordo criminoso tra le ‘ndrine Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto, Anello di Filadelfia e Franzè di Stefanaconi, tutte collegate alla più nota ed egemone cosca dei Mancuso di Limbadi.

Le ‘ndrine vibonesi e i narcos albanesi. Secondo l’accusa i clan calabresi erano assolutamente a loro agio nel contrattare con i potenti “cartelli albanesi” l’importazione, in poco meno di tre mesi, di circa cinque tonnellate di marijuana, in grado anche di saltare l’intermediazione delle compagini delinquenziali brindisine, storicamente “in affari” con i narcos di stanza nel Paese delle Aquile. Il sodalizio criminale calabrese, se in una prima fase sfruttava gli oramai collaudati rapporti, intessuti nel tempo, tra i trafficanti brindisini ed i produttori albanesi, una volta reperiti i contatti ed aver acquisito la fiducia dell’organizzazione albanese, riusciva, senza alcuna difficoltà, a scavalcare gli
intermediari pugliesi per contrattare direttamente con i fornitori. Secondo gli illeciti progetti, una volta raggiunte le coste pugliesi, i carichi di marijuana sarebbero stati divisi in più partite, pronte per essere cedute sulle molteplici “piazze” dislocate su gran parte del territorio italiano.