Caso Ventura, il pentito racconta il movente dell'omicidio del fotografo (VIDEO)
Il fotografo Gennaro Ventura fu ucciso perché contribui all'arresto di un uomo vicino alla famiglia Cannizzaro. Attirato in una trappola e ucciso
Il caso del fotografo, Gennaro Ventura, è stato risolto. A distanza di 20 anni dalla scomparsa e appena 8 dal ritrovamento del corpo in una vasca sotterranea di un casolare abbandonato in località Carrà Cosentino di Lamezia Terme il "cold case" - com'è stato definito dal procuratore, Giovanni Bombardieri - è stato finalmente chiuso. La Polizia ha notificato nella serata di ieri un'ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere per Domenico Antonio Cannizzaro classe 1966, esponente di spicco del clan lametino Cannizzaro-Daponte, già recluso nel carcere di Tolmezzo a Udine. La procura distrettuale ritiene, infatti, che il mandante dell'omicidio del fotografo lametino sia proprio Domenico Cannizzaro, il quale ne avrebbe ordinato l'uccisione eseguita da Gennaro Pulice, ex braccio armato della cosca ma ora collaboratore di giustizia. Proprio le dichiarazioni rese da Pulice hanno permesso infatti di chiudere il cerchio intorno a Domenico Cannizzaro e fare chiarezza su un omicidio rimasto fino ad oggi irrisolto.
Era il 16 dicembre del 1996 quando Gennaro Ventura esce di casa e non vi fa più ritorno. La ricostruzione fatto da Gennaro Pulice di quel pomeriggio racconta di una trappola tesa al fotografo per portarlo in un luogo isolato e giustiziarlo con diversi colpi di pistola. Pulice aveva fatto sapere di aver bisogno di un servizio fotografico e aveva chiesto a Ventura di accompagnarlo per un sopralluogo. Il corpo del fotografo fu ritrovato solo nel 2008 quando il casolare dove i resti furono occultati, fu acquistato e le ossa furono rinvenute in una vasca per la fermentazione del mosto.
La ragione che costò la vita a Gennaro Ventura fu semplicemente "l'assolvimento del proprio dovere". Fu il fotografo, infatti, a identificare l'autore di un furto conclusosi poi con l'arresto di Raffaele Rao, uomo vicino alla famiglia Cannizzaro. Gennaro Ventura, che all'epoca prestava servizio presso la stazione dei Carabinieri di Tivoli, si trovò casualmente nei pressi dell'abitazione di un consulente tecnico che custodiva stupefacente sequestrato esattamente nel momento in cui due individui si introducevano nel suo appartamento, portavano via la droga e si allontanavano con fare circospetto. Uno degli autori del furto fu successivamente individuato in Raffaele Rao e Gennaro Ventura contribuì all'identificazione dell'uomo che scontò una pena in carcere. Attualmente Rao risiede a Nicastro e convive con una malattia debilitante che ha contratto nel periodo della detenzione in carcere. Sembra essere questa la circostanza che non è stata perdonata al fotografo e che gli è costata la vita. (l.c.)
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