La sospensione annunciata attraverso una lettera inviata al segretario regionale Ernesto Magorno. Sotto accusa il capogruppo "censoriano" Giovanni Russo

Prosegue l'emorragia all'interno del gruppo consiliare del Partito democratico di Vibo Valentia. L'ultima "defezione" è quella di Maria Fiorillo in una lettera inviata al segretario regionale Ernesto Magorno, a quello cittadino Stefano Soriano e al capogruppo in Consiglio comunale Giovanni Russo, ha comunicato la sua sospensione dal gruppo consiliare del Pd.

La lettera. "Giungo a questa sofferta decisione - scrive la Fiorillo - in quanto, nonostante il mio appello lanciato diversi mesi fa, allorquando decisi di abbandonare la carica di vice capogruppo, continua ad esserci tra gruppo consiliare e partito della nostra città un distacco che non posso condividere. Secondo il mio modo di fare politica è necessario il continuo confronto con il partito che mi ha eletto ed i suoi organismi, ad oggi tutto questo, purtroppo, non è avvenuto".

Attacco ai "padroni" del partito. Le riflessioni di Maria Fiorillo vanno al cuore del problema denunciando il malessere all'interno del gruppo consiliare guidato da Giovanni Russo e più in generale nei confronti dei "censoriani": "Come già evidenziato precedentemente, una parte del gruppo ha sostenuto iniziative politiche che a mio parere hanno creato solo divisioni e fazioni nel Pd. Preferisco, pertanto, per rispetto verso il Partito a cui appartengo e continuerò ad appartenere sospendermi dal gruppo consiliare PD al fine di chiedere agli organismi, ai vari livelli del mio partito, l’apertura di una discussione franca sulla città di Vibo Valentia e sull’atteggiamento di alcuni esponenti del PD locale e provinciale che si comportano a tutti gli effetti come padroni del partito e non come interlocutori".

Invito alla riflessione. Da qui l'invito della Fiorillo ad una riflessione. Invito rivolto "a chi fino ad oggi ha creato solo divisioni e conflitti che hanno provocato e provocano solo l’allontanamento di iscritti e simpatizzanti ed il depauperamento del patrimonio che si era costruito in occasione delle scorse elezioni comunali".