Coronavirus, in Calabria lo 0,3% delle morti in Italia
"L’età media dei deceduti positivi al Covid-19 è andata progressivamente crescendo da marzo a giugno, al punto che se si prendono i dati prima del 4 maggio e dopo questa data si passa da 79,8 a 82,5 anni". È quanto ha rilevato uno studio dell’Istituto superiore di sanità, secondo cui il fenomeno potrebbe essere dovuto a una serie di fattori legati all’assistenza sanitaria, a una migliore capacità di trattamento dell’infezione e ad una migliore organizzazione nel contrasto dell’epidemia. Il numero di decessi inoltre, spiega l'Iss, è andato progressivamente riducendosi dalla fine di marzo fino ai primi giorni di giugno: "Questo dato riflette il basso numero dei diagnosticati dopo tale data, e nell’ultimo mese le regioni sono verosimilmente riuscite a diagnosticare casi meno gravi rispetto alla fase precedente e questo anche riflette una apparente riduzione della letalità".
In Calabria lo 0,3% dei decessi. Guardando i dati regione per regione la percentuale più alta di vittime da Coronavirus si registra in Lombardia, dove i 16.349 morti (al momento della redazione del report) sono pari al 49,6% dei decessi complessivi in Italia. Segue poi l'Emilia Romagna (12,7%) e il Piemonte (8,6%). In fondo alla triste classifica troviamo invece il Molise - che ha avuto "solo" 23 decessi a causa del virus, pari al 0,1% del totale - preceduto da Basilicata (29 morti pari allo 0,1%), Umbria (76 morti pari allo 0,2%) e Calabria (96 morti - che attualmente sono saliti a 97 - pari allo 0,3%).
In media 11 giorni dal ricovero al decesso. "L’età media dei casi diagnosticati più recentemente - spiega ancora l'Iss - si è abbassata di almeno 6-7 anni rispetto al periodo precedente e questo anche aiuta a spiegare una riduzione del rischio di morte. Nell’analisi sono stati presi in considerazione circa 30mila decessi avvenuti prima del 4 maggio e più di 3mila dopo questa data. Per le donne l’età media è passata da 83.1 a 85.1 anni, mentre per gli uomini da 77.6 a 79.1". Il 5.7% dei pazienti che poi hanno perso la vita, inoltre, non aveva alcun sintomo al momento del ricovero. Il 4,2% degli stessi invece, ovvero 144 persone, non aveva alcuna patologia pregressa, per quanto il report individua un numero medio di 3 patologie preesistenti, tra cui molto frequenti l’ipertensione arteriosa, i problemi cardiaci e il diabete (tipo 2). Il periodo medio calcolato dall'Iss dal momento della comparsa dei sintomi alla morte, infine, è di 11 giorni, 6 invece quelli trascorsi in media dal ricovero in ospedale al decesso.
I diversi fattori coinvolti. “L’età media della popolazione deceduta per COVID-19 va progressivamente aumentando dopo la metà di marzo – concludono gli autori -. Questo può essere legato a diversi fenomeni: migliore capacità di trattamento dell’infezione, migliore organizzazione sanitaria per contrastare l’epidemia soprattutto in una fase senza un sovraccarico delle strutture sanitarie dedicate alle persone con Covid-19, e anche all’esecuzione di un maggior numero di tamponi che nei mesi più recenti sono stati eseguiti anche in pazienti molto anziani e complessi (per esempio in RSA), in cui non sono stati eseguiti nelle prime fasi dell’epidemia (mese di marzo). Questo può aver determinato un aumento dell’età media dei deceduti diagnosticati”.



