Cesare Battisti alla fine ha ceduto. Su sua stessa richiesta, l'ex terrorista è stato interrogato nel fine settimana dal pm Alberto Nobili, titolare del pool antiterrorismo della Procura di Milano, e ha ammesso le sue responsabilità "in quattro omicidi" (in due fu l'esecutore materiale), i tre ferimenti a lui imputati e la partecipazione ai Pac. In pratica tutti gli addebiti che gli sono stati fatti negli anni, sanciti da sentenze. Lo ha detto il procuratore di Milano Francesco Greco oggi in una conferenza stampa. Finora Battisti si era sempre professato innocente.

Per Greco, le sue parole fanno "giustizia di tante polemiche che ci sono state in questi anni", rendono "onore alle forze dell'ordine e alla magistratura di Milano" e fanno "chiarezza su un gruppo, i Pac, che ha agito dalla fine degli anni '70 in modo efferato".  Non si può parlare di una confessione ma di un "riconoscimento importantissimo al lavoro dei magistrati, una sorta di 'onore delle armi' per chi lo ha inquisito - ha commentato Nobili -. Qua non si tratta di una collaborazione con la giustizia, ma di importantissime ammissioni arrivate da un 'irriducibile' che ha barato per 37 anni e si è reso latitante, dichiarando di essere innocente e di essere un perseguitato politico". Battisti è stato sentito per 9 ore nel carcere di Oristanodove è detenuto da gennaio.

Battisti, 63 anni, è stato condannato in via definitiva per quattro omicidi, due commessi materialmente, due in concorso: quello del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, quello del gioielliere Pierluigi Torregiani e del commerciante Lino Sabbadin, che militava nel Msi, uccisi entrambi da gruppi dei Pac il 16 febbraio 1979, il primo a Milano e il secondo a Mestre; e quello dell'agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978.

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