Nuovo capitolo per l'inchiesta "Tritone", condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che nel febbraio 2022 aveva portato all'arresto di oltre 60 persone con accuse di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e altri reati connessi, nonché allo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei Comuni di Anzio e Nettuno. Secondo gli inquirenti, ai vertici dell'organizzazione criminale operante anche in Calabria e in altre regioni c'erano Bruno Gallace, legato alla potente famiglia di ‘ndrangheta di Guardavalle, e Giacomo Madaffari, ritenuto vicino al clan di Santa Cristina d’Aspromonte.

La Suprema Corte si è espressa in tarda notte, pronunciandosi sugli imputati giudicati con rito abbreviato, tra cui Bruno Gallace. In primo grado il GIP di Roma aveva inflitto complessivamente 260 anni di reclusione, pene in gran parte confermate in appello. Diverso il percorso processuale per Giacomo Madafferi, il figlio Bruno e altri tre imputati – Davide Perronace, Gabriele Perronace e Claudio Lucifero – che sono stati giudicati con rito ordinario e condannati nei primi due gradi di giudizio.

La Cassazione ha confermato l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti per tutti gli imputati, ma ha disposto un nuovo giudizio per valutare le aggravanti legate alla disponibilità di armi e all'agevolazione mafiosa. Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Vincenzo Cicino, Francesco Lojacono, Valerio Vianello, Alessandro Diddi, Valerio Spigarelli, Luca Cianferoni, Cesare Placanica, Giovanni Tedesco, Vincenzo Garruba, Michele Monaco, Gianluca Tognozzi e Giovanni Nunnari.