Gli occhi di Ruggero il Normanno sulla sua Mileto
L ’attenzione del “Bosso” è soprattutto concentrata sui luoghi dove egli fu padre, padrone, principe errante e dove nei giorni della gloria effimera riuscì a mettere in piedi una serie di rapporti internazionali con pontefici e capi di stato
di VINCENZO VARONE
Ruggero Il Normanno, detto il “Bosso”, che fece di Mileto la capitale dell’arte e della cultura dell’estremo Mezzogiorno d’Italia, è in costante osservazione. Il conquistatore e nello stesso tempo il costruttore dei fasti di Mileto con i suoi occhi attenti cerca di capire e di cogliere. Dal mondo di morti, dove da anni antichi riposa, non sappiano se in pace o in eterno subbuglio per i peccati dell’umana esistenza e della bramosia dei re, è impegnato a scandagliare e ad analizzare il cammino, le acrobazie, le mille ombre e il tiriamo a campare dei suoi eredi malconci.
I luoghi. Ma l’attenzione di Ruggero da qualche tempo a questa parte è soprattutto concentrata sui luoghi dove egli fu padre, padrone, principe errante e dove nei giorni della gloria effimera riuscì a mettere in piedi , oltre a una vera e propria potenza militare, una serie di rapporti internazionali con pontefici e capi di stato, comprese le sue suggestive e reali nozze nel Natale del 1061 con la normanna Giuditta d’Evreux
Il percorso. Il motivo di tale particolare attenzione ha una sua spiegazione. Il “Bosso”, in questi giorni in cui tanto si parla dell’ attesa apertura del parco archeologico dedicato al vescovo De Lorenzo, da uomo di gloria infinita e mai tramontata, spera che i resti dei suoi antichi palazzi (dalla cattedrale all’Abbazia benedettina della SS. Trinità) ricomincino concretamene a pulsare e che di pari passo la sua Mileto ritorni, finalmente, a sognare con le “armi” della cultura, dell’ arte e della memoria. Un percorso da fare insieme per dare linfa e vigore al futuro dell’ex capitale normanna e senza lasciarsi sviare dalle luci abbaglianti e sinistre fin troppo in voga del profitto, del facile guadagno e del fracasso.
