Violenta le figlie per anni e fa scena muta davanti al gip. Il racconto shock delle vittime
Non ha fornito alcuna giustificazione l'uomo di 51 anni accusato di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti. Emergono particolari aberranti
di GABRIELLA PASSARIELLO
Ha scelto il silenzio l’uomo di 51anni, di Catanzaro, ma residente a Montauro, nel Soveratese, accusato di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti nei confronti di due delle tre figlie, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere vergata dal gip Claudio Paris su richiesta dal sostituto procuratore Stefania Paparazzo. Accompagnato dal legale Mary Aiello, per sostenere l’interrogatorio di garanzia davanti al gip ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Non ha fornito alcuna giustificazione in merito alle ipotesi di reato contestate, quelle secondo le quali avrebbe ripetutamente abusato delle sue bambine, palpandole nelle parti più intime, costringendole ad avere rapporti sessuali completi ovunque, in macchina, sul divano, minacciandole che avrebbe rovinato loro la vita, che le avrebbe ammazzate, che avrebbe picchiato la madre qualora si fossero rifiutate di avere rapporti completi con lui. Con l’aggravante di aver commesso il fatto quando entrambe erano minorenni: una quattordici anni, l’ altra undici. Avrebbe abusato di loro vessandole, spingendole sul letto per poi immobilizzarle col suo corpo per non dar lor scampo. A volte sono state costrette a subire atti sessuali mentre dormivano, atti ripetuti con cadenza quotidiana. Con la più grande sarebbe riuscito con l’uso della forza ad avere rapporti sessuali completi, mentre l’altra avrebbe pagato a caro prezzo il suo rifiuto: colui che diceva di amarla, l’avrebbe minacciata verbalmente e poi percosso con una cintura, sferrandole pugni in testa e in altre parti del corpo, causandole una serie di ematomi. E le vessazioni, le mortificazioni non sarebbero finite qui. Secondo quanto si legge nell’ordinanza, “la minacciava costantemente di morte, accusandola anche davanti agli altri parenti di rubare i soldi in casa e di essere maleducata”.
La denuncia. Sono state le figlie a denunciare ai carabinieri della Stazione di Gasperina le continue violenze, facendo poi scattare l’inchiesta della Procura di Catanzaro che ha portato dietro le sbarre il 51enne. Una di loro, si legge nel provvedimento, ha riferito agli investigatori, che il padre aveva abusato di lei in più occasioni nel periodo tra i tredici e i sedici anni di età. Ma a 10 anni ci sarebbero state le prime avvisaglie. “Mentre dormiva insieme ai suoi genitori, la bambina- si legge nell’ordinanza- avvertiva la mano del padre che la toccava. Inizialmente credeva che il papà cercasse in realtà un contatto con la madre, solo successivamente realizzava che voleva toccare proprio lei”. La piccola decise di prendere il discorso col padre “che anziché giustificarsi, le proponeva di andare a letto con lui”, tentando contestualmente di accarezzarle le parti intime. La bimba decise di raccontare l’episodio alla mamma, che dopo aver discusso con il marito, “ riferiva alla figlia che lui non aveva avuto una vita facile”, in quanto da ragazzo a sua volta era stato vittima di violenze. Da quel momento sembrava essere ritornato tutto alla normalità, fino a quando tre anni dopo l’incubo si ripropose: aveva tredici anni quando il padre entrò nella sua stanza ricominciando ad abusare di lei.
I fatti aberranti. Per il gip Claudio Paris firmatario dell’ordinanza due sono i fatti gravi in questa drammatica storia. Il primo “si riferisce a quando il padre con la scusa di portare la figlia a fare un giro con la macchina per farle sentire il nuovo impianto stereo, le confessava di essere innamorato di lei e tentava di baciarla”. Il secondo episodio quando lui sostenendo che “la figlia necessitasse di un maggiore controllo, in quanto troppo libertina, la costringeva a seguirlo sul luogo di lavoro, in una casa estiva disabitata, dove doveva mettere delle piastrelle” iniziava a toccarsi e a mettere le mani addosso alla figlia fino a costringerla ad avere con lei un rapporto sessuale completo. La ragazzina non aveva mai avuto il coraggio di denunciare le violenze, fino a quando non scopre, chattando con la sorella di sedici anni su whatsApp, che anche lei era stata vittima delle stesse violenze. La preoccupazione a questo punto era per la sorellina più piccola, di appena sei anni. Il solo pensiero che anche lei potesse subire le stesse angherie ha spinto le altre due a denunciare i fatti ai carabinieri.
