Si allarga il fronte dei risarcimenti nei confronti di familiari delle vittime di patologie contratte dopo emotrasfusioni infette: il Tribunale di Caltanissetta ha riconosciuto il danno subito non solo al marito e alla figlia della vittima, anche al genero e ai nipoti.

La sentenza riguarda il caso di una donna che, dopo una trasfusione di sangue, nel 1973, ha contratto il virus dell'epatite C che, procurandole una cirrosi epatica, ne ha poi causato la morte.


Per l'avvocato Vignera, che li ha assistiti in giudizio, è una sentenza "innovatrice e storica, destinata a fare scuola.
"Il genero e i nipoti della donna deceduta - spiega il legale - hanno convissuto per diversi anni con lei, intrattenendo una fitta rete di affetti, di frequentazioni e di stabili relazioni". Per questo, secondo l'avvocato Vignera, "il Tribunale di Caltanissetta si è correttamente posto nel solco del miglior principio recentemente reso dalla Corte di Cassazione secondo il quale il danno da 'perdita del rapporto parentale' è da riconoscere anche a genero, nuora e nipoti, non ai soli componenti della cosiddetta 'famiglia nucleare'".