"Porco fascista". Lei, una governante responsabile del personale ai piani di un hotel di Riccione, non le aveva certo mandate a dire al suo datore di lavoro. In un post sulla sua pagina Facebook, pubblicato nel 2015, aveva rivolto parole tutt’altro che gentili all’indirizzo dell’albergatore. Lui, punto sul vivo, aveva deciso di non fargliela passare liscia, denunciando la dipendente per diffamazione aggravata. Nei giorni scorsi la donna, una 43enne, è stata però scagionata dai giudici del tribunale di Rimini, che l’hanno assolta in quanto il fatto non sussiste.

Per le motivazioni della sentenza bisognerà attendere, ma di fatto i magistrati riminesi sembrano aver avvallato la tesi del legale della difesa, l’avvocato Maurizio Ghinelli, secondo il quale la lavoratrice non era punibile in quanto avrebbe agito "in uno stato d’ira, a fronte di una provocazione ricevuta". Tra l’imprenditore e la governante, in effetti, non correva certo buon sangue. Tutta colpa di vecchie ruggini: tensioni nate sul posto di lavoro che avevano messo l’uno contro l’altra, portandoli anche a scontrarsi nelle aule del tribunale.