Era uno dei nomi fatti nelle ultime settimane come candidato della coalizione di centrosinistra nelle prossime elezioni regionali calabresi. Parliamo di Enzo Ciconte, storico delle mafie, che in un'intervista rilasciata a Domani fa nomi e cognomi. "Il no alla sua candidatura da chi è arrivato - domanda il giornalista Enrico Fierro - le chiedo una risposta secca. Nomi e cognomi". "Eccoli - risponde Ciconte - Giuseppe Conte, Enrico Letta, e settori dei gruppi dirigenti del Pd calabrese. Diciamo che è stato un no congiunto, unitario".

"Il Pd calabrese? Feudi che si combattono tra loro".
"Quando gli amici che proponevano il mio nome si entusiasmavano troppo - spiega lo storico - li frenavo. Guardate che alcuni settori del Pd calabrese non ce la fanno a reggere la mia proposta, gli dicevo. Poi ho scoperto che anche al Nazareno avevano lo stesso problema. Loro giocano a perdere e a spartirsi i dodici posti che toccano alla minoranza, io avrei giocato per vincere". Un Partito Democratico che, secondo Ciconte, è ormai allo sbando: "In Calabria sono feudi che si combattono tra di loro, è questa l’immagine che hanno offerto in questi anni. Sentite gli iscritti e vi racconteranno cose strabilianti".

"Andiamo a perdere e basta".
Alla fine, quindi, il toto nomi si è concluso con la scelta di Maria Antonietta Ventura: "Lo schema Irto era lo stesso: perdiamo, ma onorevolmente. La candidatura di oggi ripete lo schema Callipo: andiamo a perdere e basta. Non hanno in mente l’obiettivo ambizioso di scardinare un sistema di potere che è il vero cancro della Calabria. Letta e Conte avevano l’occasione per farlo. Non lo hanno voluto fare. Punto". Una strategia sbagliata perchè, evidenzia Ciconte, "si combatte per vincere, non per conquistare qualche consigliere di opposizione e fare inciuci con chi governa".

"Conte, Letta e i loro referenti calabresi hanno fatto un capolavoro".
Da qui la domanda: "A questo punto che fine farà quell’elettorato Pd che aveva accolto con entusiasmo la proposta di una candidatura Ciconte?". "Intanto - risponde lo storico - voglio dire che si tratta di persone che vanno rispettate. Sono uomini e donne. Intellettuali, lavoratori, attivisti politici e della società civile, che da anni si battono per cambiare la Calabria. Cosa faranno? Una parte voterà per de Magistris, che, comunque la si pensi, è visto come un'alternativa, altri ingrosseranno le fila del non voto. Che dire? Conte, Letta e i loro referenti calabresi hanno fatto un capolavoro".

"Spirlì ci fa vergognare di essere calabresi".
La soluzione per cambiare le cose, evidenzia Ciconte, è "proporre un'alternativa, cambiare subito l’immagine e la narrazione della Calabria. È tutto mafia, è tutto ‘nduja, peperoncini, sole e mare. Non è così". La Calabria è cambiata, sottolinea lo storico, ma "non sono cambiate le classi politiche dirigenti": "La Calabria non conta un tubo in Italia perché ha una classe politica screditata. Il punto più basso lo abbiamo raggiunto con Nino Spirlì, il facente funzione che oggi il centrodestra ripropone in ticket con Roberto Occhiuto. Questo signore ci ha dato il colpo di grazia, ci fa vergognare di dirci calabresi".